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Calabria
news
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- COMUNICATO STAMPA
7/04/2000
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- PRESIDENTE…BENVENUTO!
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- CASELLI VISITA LA C.C. DI
COSENZA
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Il 6.4.2000 è
divenuta data memorabile per
il carcere di Cosenza. L’atmosfera era quella delle grandi feste. La
giornata è stata caratterizzata dall’incontro del Direttore Generale
dell’Amministrazione Penitenziaria con tutto il personale che opera
nella struttura penitenziaria cosentina.
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E’
stata una visita improvvisata, ma colma di aspettative. Si è parlato di
realtà penitenziaria.
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Il
dottor Caselli ha esposto il lavoro svolto durante il suo mandato
indicando le problematiche principali legate al personale e alle risorse,
i programmi di sviluppo.
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Punto
dolente della discussione è stato il problema della carenza di organico
del personale di Polizia Penitenziaria. A tal proposito sono stati
elencati una serie di provvedimenti previsti.
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E’
stato riconosciuto dal Capo della Polizia Penitenziaria l’impegno e il
sacrificio degli appartenenti al Corpo che quotidianamente svolgono il
servizio in situazioni, talvolta, precarie.
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Il
confronto,denso di contenuti e di emozioni, si è rivelato diretto e
colloquiale.
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Il
Direttore Generale ha incoraggiato il personale a perseverare nella
dedizione, certo che le prospettive riserveranno un futuro più raggiante.
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Sono
emersi tanti problemi, ma pure percorsi d’impegno e prospettive di
riscatto.
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A
dir il vero, dei quesiti posti dal personale il destino continuerà a non
essere troppo favorevole. Infatti è stata puntualizzata la necessità di
rivalutare il Corpo che, ancor oggi di fatto, è considerato “polizia
minore”.
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Il
Corpo di Polizia
Penitenziaria rientra, a pieno titolo e pari dignità, tra le forze di
polizia presenti sul territorio.
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Si
parla tanto di carcere, ma ben poco della Polizia Penitenziaria. E’
stato prospettato al Direttore Generale che forse ciò è frutto di scelte
e compromessi errati. Basta pensare all’estromissione della Polizia
Penitenziaria dal tanto discusso riordino delle
forze di polizia. Ancora una volta non c’è stata la possibilità
di confrontarsi con gli altri corpi. Non è stato riconosciuto il ruolo,
la dignità e la professionalità.
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E’
stato rammentato che, con la gestione dei soggetti detenuti sottoposti al
41 bis O.P., la Polizia Penitenziaria assolve con impegno la sua missione,
affermando il ruolo di istituzione al servizio della sicurezza sociale.
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A
prescindere da queste pretese legittime, l’essere esclusi dal riordino
delle forze di polizia, da un punto di vista meramente opportunistico,
significa limitazioni di concorsi, di risorse finanziarie, di mezzi e
quant’altro.
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Ben
poco, ha asserito anche il dottor Caselli, si può fare se mancano i
fondi.
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Ancora
oggi, nonostante le disposizioni normative vigenti, sussistono realtà in
cui il personale svolge turni massacranti di otto ore calpestando, così,
la dignità dello stesso.
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Negli
interventi è stata evidenziata la continua negazione dell’istituzione
delle sezioni di P.G. della Polizia Penitenziaria.
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E’
necessario un segnale forte. E’ molto facile, purtroppo, elencare i
problemi da cui si è afflitti e che forse si risolveranno. E’ urgente
gettare le basi per un nuovo sviluppo mediante la rielaborazione di
programmi che proiettano in avanti il Corpo di Polizia Penitenziaria.
Bisogna elaborare un progetto che vada oltre l’emergenza.
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Si
spera che quanto esposto sia auspicio di ulteriore evoluzione e
rinnovamento.
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Ruggero Pastore

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- CASELLI: Obiettivo
legalità
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Il Direttore Generale del DAP è
intervenuto a Montalto Uffugo (CS) all’incontro organizzato dal
Distretto Scolastico n° 22, dall’Amministrazione Comunale e
dall’Associazione Culturale “Democrazia e legalità”.
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Tema
del convegno, è stato: “Obiettivo legalità: Regole, comportamenti,
efficienza della Pubblica Amministrazione”.
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Per
il dottor Caselli componenti essenziali della legalità sono il
funzionamento del processo e l’esito della pena.
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Le
recenti disposizioni normative in materia processuale penale sono
conosciute come “Giusto processo”. Tale denominazione crea una
situazione di sbandamento e di equivocità da indurre, i non addetti ai
lavori, a pensare che i processi fino ad oggi celebrati siano stati
ingiusti. Fermo restando che un giusto processo deve tutelare i diritti
dell’imputato, l’ex procuratore capo di Palermo ha analizzato le forme
di processo e il funzionamento. Il dottor Caselli ha distinto i processi
in tre categorie: dal processo in cui non è garantito completamente il
diritto alla difesa in quanto la tutela è affidata a un difensore
d’ufficio, a quello che si svolge in tempi rapidi poiché basato sulla
flagranza determinata dall’evidenza della prova o dei fatti, fino ad
arrivare a quello complesso in cui è difficoltoso dimostrare la prova dei
fatti. Quest’ultimo è caratterizzato da tempi molto lunghi, con enormi
spazi per le nullità, continui rinvii e che spesso si conclude con la
prescrizione.
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Da
questa analisi si evince che le garanzie, a secondo del processo, si
differenziano violando i principi base di uguaglianza e imparzialità.
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Il
più delle volte si riscontra che protagonisti di “processi veloci”
sono la povera gente, i soggetti più deboli, i disadattati. Infatti, il
Direttore Generale del DAP, ponendo un interrogativo,ha detto: “Non è
forse il caso che il processo diventi giusto per tutti e non ci sia una
discriminazione nell’erogazione di garanzie tra i cittadini?”.
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Ha
accennato alla diversità di meccanismi processuali presenti nelle altre
nazioni europee come la Francia e nei paesi anglosassoni. Si è soffermato
sull’eccessivo garantismo del sistema penale italiano che necessita di
strumenti legislativi finalizzati ad attivare sbarramenti e filtri poiché,
altrimenti, lo stesso rischia di esplodere.
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L’eccessivo
garantismo rischia di collassate la giustizia.
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Per
quanto riguarda l’esito della pena, il presidente Caselli ha
sottolineato che il carcere ha una funzione di espiazione, ma anche di
deterrenza e di neutralizzazione, ossia di impedimento al condannato a
commettere ulteriori fatti delittuosi. La rieducazione è la funzione
fondamentale della pena. E’ finalizzata al recupero e al reinserimento
sociale del soggetto.
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La
rieducazione è un principio sancito dalla Costituzione, ma
fondamentalmente è un dovere di civiltà scritto nelle nostre coscienze.
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Una
buona parte della popolazione carceraria, circa il 30%, è composta da
tossicodipendenti, nei confronti dei quali deve essere attuato un
tentativo di recupero psicologico.
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Le
carceri sono sovraffollate e ciò non favorisce il processo di
rieducazione. Il sovraffollamento è un’ulteriore pena accessoria
inflitta a coloro che hanno sbagliato. Vi sono circa 10.000 detenuti in più
rispetto alla capacità degli istituti penitenziari.
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Le
carceri devono essere non luoghi di segregazione, ma luoghi di
rieducazione. Ma, purtroppo, in queste condizioni il carcere diventa
scuola di delinquenza.
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Un
sistema penitenziario, che punta sulla rieducazione e sul reinserimento
del detenuto, ha un valore di convenienza per la società. Infatti quanti
più soggetti si recuperano, tanto più è garantita la sicurezza e la
tranquillità dei cittadini.
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Il
Direttore Generale del DAP ha concluso asserendo che il sovraffollamento
dei luoghi di pena richiede risorse e mezzi per consentire agli operatori
penitenziari di rendere meglio il non facile servizio pubblico al quale è
preposto.
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Le
condizioni di lavoro del personale dell’Amministrazione Penitenziaria,
in particolare della Polizia Penitenziaria, diventano impossibili ed il
trattamento diventa di difficile attuazione per mancanza di spazi.
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Il
dottor Caselli ha auspicato per il futuro un sempre migliore funzionamento
sia del processo penale che dell’esito della pena.
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Damiano Bellucci
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Ruggero
Pastore
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