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- "PROFESSIONE: POLIZIA
PENITENZIARIA"
- Formazione
- Sicurezza - Coordinamento
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- Alle ore 9.00 giunge alla Scuola di
Formazione il ministro di Grazia e Giustizia on. prof. OLIVIERO DILIBERTO, accompagnato dal Direttore
Generale F.F. del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria cons. dott. PAOLO MANCUSO, dal Direttore dell'Ufficio Centrale
del Personale del DAP dott. EMILIO di SOMMA,
dal Direttore dell'Ufficio Formazione ed Aggiornamento del Personale del DAP dott.ssa LUIGIA CULLA MARIOTTI. Il Ministro ricambia gli
onori del picchetto armato schierato - Saluti del Provveditore Regionale per la Liguria
dott.ssa FRANCA SANO', del Direttore della
Scuola di Formazione dott. COSIMO GIORDANO,
del Segretario Generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria dott. DONATO CAPECE, del Segretario Regionale del SAPPE ROBERTO MARTINELLI e del personale presente
all'evento.
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- Inizio lavori presso l'Aula Magna: ore
9,30
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- Franz
SPERANDIO - giornalista - moderatore
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- A nome
della Segreteria Generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, che ha ideato e
programmato l'incontro odierno, do il benvenuto a tutti i partecipanti al Convegno. Un
benvenuto particolare al ministro di Grazia e Giustizia Oliviero Diliberto, al Direttore
Generale F.F. del DAP Paolo Mancuso, ai dirigenti del DAP, Emilio di Somma e Luigia Culla
Mariotti, al personale di Polizia Penitenziaria presente e, naturalmente, a chi
materialmente ha provveduto all'organizzazione dell'evento, il Segretario Regionale per la
Liguria del SAPPE Roberto Martinelli e il Segretario Locale Michele Lorenzo.
- Saluto
e ringrazio per la loro partecipazione le Autorità politiche presenti - l'on. Maura
Camoirano, Questore della Camera dei Deputati, e il sen. Giovanni Russo, membro della
Commissione Giustizia del Senato della Repubblica - i rappresentanti dell'Amministrazione
locale, a cominciare dal Sindaco di Cairo Montenotte Franca Belfiore, e quelli delle altre
Forze dell'Ordine che sono vicini alla Polizia Penitenziaria in quest'occasione.
- Un
saluto e un ringraziamento per l'ospitalità alla Direzione della Scuola di Formazione ed
all'Amministrazione, qui rappresentata dal Provveditore Regionale Franca Sanò e dal
Direttore Cosimo Giordano, e un particolare grazie a tutto il personale del Corpo di
Polizia Penitenziaria che ha accolto l'invito a trascorrere con il Sindacato la Festa del
Primo Maggio.
- Già,
oggi é il Primo Maggio, Festa dei Lavoratori, e tutti i presenti sono particolarmente
grati al Ministro Diliberto per aver voluto essere qui alla Scuola di Cairo in
quest'occasione: una dimostrazione evidente della sua attenzione per il Corpo di Polizia
Penitenziaria.
- Prima
di dare inizio ai lavori, però, il Direttore della Scuola, Cosimo Giordano, intende
portare il suo saluto al Ministro ed ai presenti. Prego.
-
- Cosimo
GIORDANO - Direttore Scuola di Cairo
Montenotte
-
- Solo
alcune brevissime parole. In qualità di Direttore della Scuola di Formazione mi sia
consentito ringraziare il Signor Onorevole Ministro di Grazia e Giustizia Oliviero
Diliberto, il Signor Direttore Generale del Dipartimento dell'Amministrazione
Penitenziaria Consigliere Paolo Mancuso, il dottor Emilio di Somma, Direttore dell'Ufficio
Centrale del Personale, la dottoressa Luigia Culla, Direttore dell'Ufficio Centrale della
Formazione, nonché tutte le autorità presenti che, con la loro partecipazione al
Convegno "Professione: Polizia Penitenziaria - Formazione Sicurezza
Ordinamento", organizzato all'interno di questa struttura dal Sindacato Autonomo
Polizia Penitenziaria SAPPE, hanno voluto dimostrare quanto siano vicini ai problemi che
investono l'universo carcerario italiano e in particolare il Corpo di Polizia
Penitenziaria, sempre più onerato di gravosi compiti che attualmente non si svolgono solo
all'interno degli istituti di prevenzione e pena, ma anche al di fuori di questi.
- Professione
Polizia Penitenziaria, un lavoro difficile che richiede impegno, alto senso del dovere,
spirito di dedizione ed assolutà fedeltà al giuramento prestato alle istituzioni
democratiche; un servizio che non ammette ritardi o prassi ispirate e dominate dalla
burocrazia, nella consapevolezza che l'Amministrazione Penitenziaria non si occupa di
pratiche o di fascicoli, ma invece di uomini e dei loro problemi, dei loro bisogni, delle
loro esigenze, delle loro necessità, che spesso sono disagi, tensioni, dolori e
sofferenze, anche molto grandi e capaci di incidere sensibilmente sulla vita delle
personae e delle relative famiglie.
- E
in questo contesto tanto duro e difficile opera il personale di Polizia Penitenziaria che
a volte sopperisce all'inadeguatezza degli organici, alla fatiscenza delle strutture, alla
mancanza di supporti esterni solo con il suo impegno e il suo spirito di dedizione.
- Signor
Ministro, illustri convenuti, il tema di questo Convegno pone l'accento su due
fondamentali assunti sanciti sia nella Costituzione che nell'Ordinamento Penitenziario:
sicurezza e, insieme, trattamento e reinserimento sociale dei detenuti e degli internati,
e formazione, consapevoli che il personale di Polizia Penitenziaria negli istituti - dove
deve esserci posto soltanto ed esclusivamente per le leggi e la volontà dello Stato -
giornalmente deve impegnarsi nel tentativo di conciliare due principi che devono essere
necessariamente complementari. Sicurezza e trattamento, appunto.
- Credo
sarà un dibattito interessante. Ringrazio nuovamente tutti per essere qui a Cairo
Montenotte ed auspico un buon avvio dei lavori. Grazie.
-
- SPERANDIO
-
- Grazie
dottor Giordano. Qualcosa, nelle parole del Direttore Giordano, é già emerso, é già
stata delineata, seppure superficialmente, la Professione Polizia Penitenziaria. Prima di
proseguire sul tema, però, cedo la parola per il benvenuto della Città al Ministro di
Grazia e Giustizia da parte del Sindaco di Cairo, Franca Belfiore.
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- Franca
BELFIORE - Sindaco di Cairo Montenotte
-
-
Buongiorno a tutti.
E veramente con molto piacere che mi ritrovo ancora una volta in questa splendida
sala, per porgere il saluto della città di Cairo a coloro che svolgeranno i lavori del
Convegno. Una splendida sala, una struttura importante anche per la Città di Cairo, tanto
è vero che in passato é stata utilizzata più volte per iniziative fatte in
collaborazione con lAmministrazione comunale.
- Porto
il saluto dellAmministrazione a tutti i convenuti, al ministro di Grazia e
Giustizia, onorevole Oliviero Diliberto, in primo luogo, perchè è un avvenimento
particolare averlo qui a Cairo Montenotte. Ringrazio la Scuola di Formazione penitenziaria
per averlo portato qui.
- Un
saluto a tutte le autorità presenti ed a tutti gli aderenti al Sindacato, perchè credono
profondamente nei lavori che si svolgeranno qui questa mattina e ne riconoscono
limportanza. Io, forse per la professione che svolgo nella vita di tutti i giorni -
che è quella di insegnante - apprezzo particolarmente il fatto di porre lattenzione
sulla formazione, e non soltanto per ciò che riguarda la formazione in un campo così
delicato e così importante qual è quello che garantisce la legalità e la sicurezza a
chi stà fuori dal carcere, ma anche per il rispetto della dignità umana che va
riconosciuta, sempre e comunque, a chi si è trovato in situazioni diverse che lo hanno
indotto e portato a compiere certi atti e, conseguentemente, a subìre momenti diversi e difficili da quella che la
comune realtà sociale.
- Penso
che la formazione nel passato sia stata ampiamente dimenticata nel nostro Paese, e il
fatto che siamo in Europa - e non soltanto come espressione geografica - fa pensare che in questi anni e negli anni futuri,
particolare attenzione dovrà essere rivolta alla formazione. Ma non voglio entrare nel
merito del Convegno, che sarà sicuramente dibattuto e discusso in modo importante.
- Voglio
invece ringraziare la Scuola e chi lha diretta, oggi e in passato: un saluto
particolare al Generale Aprea, diventato in questi anni anche un amico, che ci ha
consentito di fare interventi che il Comune di Cairo, da solo, non avrebbe potuto fare,
non potendo contare su una struttura come questa in modo autonomo. Un ringraziamento di
cuore, quindi, anche al Direttore Giordano che ha voluto che lultimo giuramento
degli allievi di questa Scuola venisse compiuto nella piazza principale della Città,
rappresentando così il segno di ulteriore coesione - se mai ci fosse stata la necessità
di dimostrarlo - a dimostrazione del fatto che la Città di Cairo e i suoi cittadini
considerano la Scuola dell'Amministrazione Penitenziaria un elemento importante della
nostra realtà sociale, la apprezzano e l'ammirano meravigliati tutte le volte si presenta
loccasione di potervi entrare, e come Amministrazione ci auguriamo che ciò possa
avvenire sempre più spesso anche in futuro.
- Tanti
auguri di buon lavoro, quindi, e sono sicura che sarà un lavoro positivo e proficuo. Ancora il saluto mio personale e
dellAmministrazione a tutti voi. Grazie.
-
- SPERANDIO
-
- Grazie
al Sindaco di Cairo Franca Belfiore. E' il momento, quindi, di iniziare i lavori. Come
detto già prima é un Convegno, quello odierno, che vuole mettere a confronto le diverse
posizioni del Sindacato e dellAmministrazione - in merito alla gestione del sistema
penitenziario italiano - e della parte politica oggi alla guida del ministero di Grazia e
Giustizia. Spesso tra Sindacato ed Amministrazione é mancato il dialogo o, meglio,
sé arenato per una mancanza di comprensione ed accettazione delle diverse opinioni
delluna o dellaltra parte. Lintento di oggi, quindi, é quello di
riaprire il dialogo, di dire ed ascoltare per giungere a un lavoro comune, per il bene del
personale e dellintero sistema penitenziario.
- Roberto
Martinelli, Segretario Regionale per la Liguria e Delegato Nazionale del SAPPE, conosce
molto bene il Corpo di Polizia Penitenziaria cui appartiene, i suoi pregi, le sue
peculiarità e specificità, ma conosce anche - forse meglio - le tante aspettative ancora
negate dallo Stato e le molte, troppe carenze dellAmministrazione. E quindi il
più indicato a illustrare lattuale situazione ed é con la sua relazione che
iniziano i lavori del Convegno. Prego Martinelli, ha la parola.
-
- Roberto
MARTINELLI - Segretario Regionale SAPPE -
Liguria
-
- Signor
Ministro, Signor Vice Direttore Generale, Autorità religiose, militari e civili, gentili
Signore e Signori, sono particolarmente lieto di rivolgere il mio più fervido saluto di
benvenuto e quello della Segreteria Regionale della Liguria del Sindacato Autonomo di
Polizia Penitenziaria, onorato dell'attenzione e della disponibilità con cui il Ministro
Guardasigilli, insigni testimoni della Amministrazione Penitenziaria, eminenti
rappresentanti dell'ordine giudiziario e politico ed autorevoli esponenti delle Forze
dell'Ordine hanno inteso aderire all'iniziativa.
- Questo
Convegno Nazionale, dedicato alla "Professione Polizia Penitenziaria", si svolge
in un momento che per l'Amministrazione Penitenziaria nel suo insieme è particolarmente
delicato e difficile, ma al tempo stesso anche particolarmente esaltante ed entusiasmante.
- Difficile
e delicato, perché é sotto gli occhi di tutti il vertiginoso aumento del numero dei
detenuti che provoca il sovraffollamento dei nostri istituti e, di conseguenza, comporta
tensioni e difficoltà di lavoro all'interno delle nostre carceri, in ragione di una
smisurata promiscuità. Sono sotto gli occhi di tutti le restrizioni, pur legittime, pur
comprensibili e giuste, della Legge Gozzini in materia di riforma penitenziaria e
l'aumento smisurato del numero dei detenuti tossicodipendenti, sieropositivi ed
extracomunitari. Insomma, il cumulo, anche drammatico, dei problemi con cui
l'Amministrazione, e in modo particolare il personale della Polizia Penitenziaria, deve
fare ogni giorno i conti.
- Se
il carcere è, in qualche misura, la frontiera ultima più esposta del sistema della
giustizia, all'interno del sistema carcerario il personale di Polizia Penitenziaria è la
barriera più estrema. Siamo quelli che stanno in prima linea, quelli che stanno nelle
sezioni detentive, quelli che stanno a contatto quotidiano con i detenuti ventiquattro ore
su ventiquattro, trecentosessantacinque giorni all'anno, quelli a cui il nostro sistema
giuridico affida un compito indubbiamente più complesso rispetto a quelli delle altre
Forze di Polizia, senza naturalmente nulla togliere al lavoro importantissimo dei Colleghi
e delle Colleghe delle altre Forze dell'Ordine.
- E'
questo che vorrei mettere preliminarmente in evidenza, perché la battaglia che il SAPPE
combatte per la rivendicazione del ruolo, del significato, del prestigio, dell'importanza
del Corpo di Polizia Penitenziaria, di una sua professionalità crescente, di una sua
dignità sempre più alta, deve partire dalla considerazione della specificità dei nostri
compiti istituzionali.
- Quando
l'agente della Polizia di Stato, il Carabiniere o il Finanziere, che svolgono un compito
fondamentale per la difesa dello Stato e delle sue Istituzioni, nel corso della loro
giornata lavorativa hanno un incontro con il nemico dello Stato, con il criminale, si
tratta di un incontro che è, per un verso, eventuale e, per altro verso, quando si
verifica, limitato nel tempo. Si riduce al tempo dell'arresto, della perquisizione,
dell'interrogatorio.
- Viceversa,
il compito dell'agente di Polizia Penitenziaria - in confronto anche e soprattutto fisico
con chi rappresenta, in un modo o nell'altro, il nemico dello Stato, colui che ne ha
violato le leggi - viene eseguito giorno dopo giorno, anche a Natale, Capodanno, Pasqua e
Ferragosto, di notte, minuto dopo minuto. Questa è già, di per sé, la ragione di una
difficoltà, di una complessità, di una tensione, la ragione anche di un rischio che non
ha confronti.
- Mentre
all'agente della Polizia di Stato, al Carabiniere o al Finanziere, lo Stato chiede, ed è
un compito estremamente difficile, di catturare il violatore delle leggi e di rinchiuderlo
dentro le prigioni - gli affida cioè principalmente un compito di sicurezza e di
legalità - all'agente di Polizia Penitenziaria - ecco la difficoltà e la specificità -
affida compiti che talvolta sembrano in contraddizione l'uno con l'altro. L'agente di
Polizia Penitenziaria, questo soldato di prima linea nella frontiera esposta che è il
carcere, deve rappresentare in questo avamposto, spesso isolato se non dimenticato, la
dignità dello Stato, la legalità dello Stato, la Legge.
- E'
lì, solo, il più delle volte anche giovane, a rappresentare la Legge di fronte al nemico
dello Stato. La rappresenta da solo, con la sua divisa, con la sua coscienza
professionale, con il suo coraggio, con il suo rischio. Il nostro soldato di prima linea
rappresenta, dunque, la Legge e la sicurezza della società, ma nello stesso tempo gli si
chiede un'altra cosa: di far diventare il nemico un amico.
- E'
un po' come la quadratura del cerchio. Non basta rappresentare la sicurezza della
società. No, non basta. Questo agente deve rappresentare anche la speranza, l'offerta di
una possibilità di ritornare indietro dalla proprie scelte.
- Con
una mano lo Stato ti chiude e ti allontana dalla società. Con l'altra ti invita a
rientrare nella società, quindi il recupero, la rieducazione, la riabilitazione, la
risocializzazione, il reinserimento nella vita civile.
- Questo
soldato di prima linea, in questo avamposto, spesso solo, spesso incompreso, spesso
dimenticato, certamente trascurato, rappresenta la legge dello Stato e la speranza della
società, la punizione del delitto che è stato commesso, ma anche qualcosa di molto alto:
la speranza, che è l'essenza della civiltà ed anche lo spirito della nostra
Costituzione, che colui che ha violato la legge non la violi più.
- Sarebbe
una meschina vittoria se lo Stato non dovesse fare altro che punire gente che
continuamente viola la legge e non riuscisse a riaffermare, rispetto a costoro, i valori
della civiltà, la speranza dell'umanità.
- Allora,
questo è un compito di una difficoltà che non ha confronti, di straordinaria difficoltà
ed anche di straordinaria nobiltà, non di meno di straordinaria elevatezza. E' un compito
che ci pone di fronte all'imperativo di fondo: l'essenza della Riforma del 1990, cioè la
qualificazione professionale, l'innalzamento del livello di professionalità di questo
soldato, perché non ha altre armi, se non la ricchezza delle sue acquisizioni culturali,
se non la complessità della sua formazione professionale.
- Si
chiede agli uomini ed alle donne della Polizia Penitenziaria, a questi rappresentanti
dello Stato, a questi soldati in divisa, di fronteggiare il mafioso, il sequestratore di
persone, il narcotrafficante, rispetto ai quali dobbiamo rappresentare l'inflessibilità,
la durezza, l'implacabilità della giustizia che si riafferma sul delitto. Ci viene anche
chiesto di avere a che fare col tossicodipendente, di capire i drammi umani complessi,
difficili, di intere generazioni di giovani che l'emarginazione e la disperazione hanno
spinto sulla strada della droga. E i sieropositivi, i malati di mente.... Quanti altri
problemi umani, anche drammatici, dobbiamo ogni giorno fronteggiare!!!
- Quindi,
la formazione professionale. Dico che si tratta di un momento difficile, ma anche
esaltante, perché celebriamo la Riforma del 1990, perché celebriamo finalmente
l'emanazione del nuovo Regolamento di Servizio del Corpo di Polizia Penitenziaria - che ha
sostituito quello vetusto e ormai improponibile del 1937 -, perché vediamo la volontà
politica - e in particolare la Sua, Signor Ministro - di istituire i ruoli direttivo e
dirigenziale della Polizia Penitenziaria quale necessario completamento di un percorso
professionale che la Legge di Riforma ha lasciato monco. Celebriamo, insomma, l'avvio di
un cammino sul quale noi del Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria - SAPPE - non ci
vogliamo fermare, che deve essere il cammino sul quale la dignità, il livello
professionale, il prestigio del Corpo deve essere riconosciuto sempre più ampiamente e
sempre più pienamente.
- Noi
riteniamo di avere avviato un cammino, ma riteniamo anche di dover fare altri passi su
questa strada per arrivare ad avere ciò che tutti ci aspettiamo: un Corpo di Polizia
Penitenziaria del quale si riconosca pienamente, senza nessuna riserva sul piano
giuridico, economico, sul piano della formazione, dell'addestramento e dell'aggiornamento
professionale, senza nessuna riserva sul piano dell'apprezzamento da parte della società
civile, in maniera ampia, completa e incondizionata, si riconosca dunque non soltanto
l'appartenenza piena alla famiglia dei Corpi di Polizia del nostro Paese, ma soprattutto
il ruolo fondamentale e più ampio nella lotta contro la criminalità e per la difesa
della legalità del Paese.
- Ne
abbiamo fatti di passi in avanti, nel senso che con la Riforma del 1990 il Corpo di
Polizia Penitenziaria ha cominciato a uscire dal perimetro del carcere, ha cominciato a
uscire dal muro di cinta, entro cui secoli di emarginazione ci avevano segregati ed
abbandonati, per assolvere con notevole professionalità ed alto senso del dovere ai
compiti di traduzione e piantonamento dei detenuti.
- Abbiamo
fatto i primi passi fuori dal carcere, ma non ci bastano.
- Un
cammino spesso tragico, sempre impostato a difesa delle Istituzioni democratiche
repubblicane ed al rispetto delle Leggi dello Stato, dimostrato in anni ed anni di duro e
spesso misconosciuto servizio, attraverso i tanti e tanti sacrifici di sangue dei suoi
appartenenti. E quanti ne sono morti di appartenenti alla Polizia Penitenziaria, quanti ne
sono morti di quelli che allora venivano chiamati Agenti di Custodia e Vigilatrici! Così
come tanti sono stati i morti tra i Carabinieri, gli agenti della Polizia di Stato, i
magistrati, i politici, i giornalisti, tutti accomunati nella stessa battaglia e nello
stesso sacrificio in difesa della democrazia e delle Istituzioni.
- Il
Corpo di Polizia Penitenziaria ha dimostrato, con questo, non soltanto di costituire un
grande baluardo nella difesa della società contro la criminalità, ma ha anche dimostrato
di avere in sé tutti i numeri, le capacità, le risorse, gli strumenti per impegnarsi
ancora di più nella lotta contro la criminalità, per impegnarsi non soltanto dentro il
carcere, ma anche fuori dal carcere.
- Rivendichiamo
con forza, perché siamo convinti di essere sulla strada giusta, una presenza attiva,
significativa, della Polizia Penitenziaria non soltanto nei nuclei di Polizia Giudiziaria
istituiti presso le Procure della Repubblica, ma anche presso gli organismi di lotta
contro la criminalità che sono stati giustamente elaborati in questi anni - come la
Divisione Investigativa Antimafia -, in tutti i momenti, insomma, più significativi nei
quali lo Stato è impegnato totalmente contro la criminalità.
- Per
questo, Signor Ministro, Le chiediamo di annullare la disposizione dipartimentale del 19
dicembre 1996, a firma dell'allora Direttore Generale Michele Coiro, che limita solamente
in casi eccezionali e provvisori l'impiego di contingenti di Polizia Penitenziaria nelle
Sezioni di Polizia Giudiziaria. Diciamo, con forza e convinzione, che laddove, dentro o
fuori dal carcere, lo Stato, di cui noi siamo servitori, è impegnato nella lotta contro
la criminalità, organizzata e non, lì noi vogliamo essere presenti per fare la nostra
parte, per fare per intero il nostro dovere. Vogliamo essere presenti al fianco della
Polizia di Stato, al fianco dei Carabinieri, al fianco della Guardia di Finanza,
nell'ottica di un effettivo coordinamento tra le Forze di Polizia, al fianco dei
Magistrati e di quanti altri lottano per questi ideali di civiltà e di giustizia, contro
chi li offende e chi li aggredisce mettendo così in discussione e in pericolo le basi
stesse della nostra civile convivenza in un Paese democratico.
- L'idea,
l'immagine lontana nei tempi, offensiva e inaccettabile, di un ragazzo che senza
qualificazione professionale e con una chiave in mano passeggiava solo e triste dentro una
sezione, per aprire e chiudere una porta, è un'immagine che non ci appartiene più -
semmai ci è appartenuta - è un immagine di un passato che abbiamo superato.
- Certo,
c'è stata indubbiamente una crescita della coscienza, non solo culturale, nel Corpo di
Polizia Penitenziaria, dovuta all'inevitabile ricambio generazionale ed all'assunzione di
nuovo e più qualificato personale. A questa elevazione culturale non ha, però,
corrisposto un adeguato orientamento dell'attività formativa.
- Il
SAPPE si batte per un aumento degli organici, ci battiamo per una sottolineatura forte dei
momenti di formazione professionale nei molteplici campi nei quali gli agenti di Polizia
Penitenziaria sono impegnati, ma sappiamo che l'organico influisce sulla formazione
professionale, perché quanto minore è l'organico tanto più difficile diviene perseguire
momenti di formazione professionale senza incidere pesantemente sui servizi irrinunciabili
degli istituti.
- Momenti
di formazione professionale che vanno dall'insegnamento dell'attività di Polizia
Giudiziaria, che deve essere insegnata agli Allievi Agenti che giungono nelle Scuole come
materia cardine del corso di formazione, all'attivazione concreta dei corsi di
specializzazione del Corpo, quali conduttore di unità cinofile, elicotterista,
sommozzatore, previsti dal vecchio Contratto di Lavoro, recepito con il DPR 395 del 1995,
ma non ancora realizzati.
- Vogliamo
essere impegnati, almeno per i dodici giorni all'anno previsti dalla richiamata normativa,
in corsi di addestramento ed aggiornamento professionale, a vantaggio esclusivo della
sicurezza delle strutture penitenziarie. Credo che su questo piano possiamo fare un utile
lavoro di riflessione e trovare insieme le soluzioni più adatte e idonee all'interesse
del Corpo, all'interesse dell'Amministrazione, nell'ottica di uno sviluppo della Riforma,
nel senso che rappresenti realmente un progresso per l'Amministrazione.
- Noi,
uomini e donne che indossiamo la divisa della Polizia Penitenziaria con professionalità,
spirito di sacrifico e un senso del dovere - consentitemelo - davvero non comune,
rappresentiamo, nonostante tali carenze, fieri di farlo, lo Stato e le sue leggi nel
complesso universo delle carceri.
- Noi,
come Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria - SAPPE - interverremo in tutte le sedi
per il rispetto dei diritti inviolabili degli appartenenti al Corpo e per l'accrescimento
professionale dei nostri compiti istituzionali, che non sono più solamente quelli - se
mai lo sono stati, peraltro - di aprire e chiudere i cancelli o le celle, anche se
qualcuno, per ignoranza o per malafede, non lo vuole capire...
- Riteniamo
sia un obbligo intervenire, nel rispetto del mandato che i nostri iscritti ci hanno dato e
dello Statuto del Sindacato, a garanzia e tutela dei diritti e dell'incolumità delle
persone e dei lavoratori. Questo, e concludo, perché il Sindacato Autonomo di Polizia
Penitenziaria - SAPPE - è realmente convinto che il ruolo sociale che un sindacato
tradizionalmente occupa, può oggi essere adeguatamente svolto solamente come
riaffermazione di interessi particolari, attorno a un progetto globale e funzionale, che
sappia coniugare una serie multiforme di attese e doverose pretese, salvaguardando la
dignità intrinseca nei ruoli e la necessità di una interdipendenza funzionale.
- Che
sappia convogliare la sua settorialità all'interno del più vasto e complesso mondo della
giustizia italiana. Che si faccia carico, insomma, della globalità degli aspetti e dei
contesti in cui si è immersi per ricostituire, in qualche modo, una civiltà del vivere,
partendo proprio da un ambiente - il carcere - che tale condizione ha drammaticamente
smarrito.
- E'
con questo augurio che dichiaro aperti i lavori di questo Convegno Nazionale e Vi
ringrazio per l'attenzione che mi avete riservato.
-
- SPERANDIO
-
- Grazie
a Roberto Martinelli che, come suo solito, molto chiaramente ha espresso il pensiero della
gran parte, se non tutti, gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria. La sua
esperienza lavorativa, peraltro, unita a quella che da anni vede la sua presenza nel
Sindacato, fanno ritenere sicuramente credibili i suoi assunti, forse i più vicini alla
realtà obiettiva.
- La
parola, ora, al Segretario Generale del SAPPE, Donato Capece, che come ideatore e
fondatore del Sindacato Autonomo, forse, in quest'ambito non ha bisogno di presentazione.
Prego dottor Capece.
-
- Donato
CAPECE - Segretario Generale SAPPE
-
-
Nel dare il
benvenuto - Signore e Signori - e ringraziando tutti gli intervenuti a questo Convegno e
chi l'ha organizzato, gli amici e Colleghi della Segreteria Locale e Regionale del
Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, desidero fare un ringraziamento particolare al
ministro di Grazia e Giustizia, on. Oliviero Diliberto, per la sua manifesta
disponibilità a partecipare all'incontro ed a stare qui con noi oggi, Primo Maggio -
Festa dei Lavoratori - tra i "suoi" uomini della Polizia Penitenziaria e altro
personale dell'Amministrazione. Una presenza significativa e singolare - non é mai
successo che un Ministro Guardasigilli abbia passato questa Festa tra i lavoratori - che
sento il dovere di sottolineare, perché dimostra davvero l'interesse verso i problemi del
personale di chi guida ed é il primo responsabile della gestione - politica ed
amministrativa - del Ministero di Grazia e Giustizia e del Corpo di Polizia Penitenziaria.
- Grazie
onorevole Diliberto, grazie di cuore per avere accolto il nostro invito qui a Cairo
Montenotte, una struttura che tra l'altro é considerata tra le più belle e prestigiose
dell'intera Amministrazione. Grazie soprattutto perché - qui, oggi - si parla e si
discute non già di chissà quale ameno argomento, ma di una specifica e difficile
professione e degli uomini e donne che la svolgono, ogni giorno, ventiquattro ore al
giorno, con professionalità, competenza e grande attaccamento al dovere: il lavoro che
svolge la Polizia Penitenziaria, all'interno ed all'esterno del carcere. La presenza e
partecipazione al dibattito dei più autorevoli dirigenti del Dipartimento Amministrazione
Penitenziaria - saluto e ringrazio sentitamente il Direttore
Generale Reggente Paolo Mancuso, il Direttore dell'Ufficio Centrale del Personale Emilio
di Somma, il Direttore dell'Ufficio Formazione, da cui questa scuola dipende, Luigia Culla
Mariotti - é sintomatica dell'attenzione e importanza che si é voluto dare a questo
Convegno, alla materia trattata e, voglio credere e mi auguro, ai problemi connessi alla
professione di Polizia Penitenziaria.
- Problemi
che attengono alla sicurezza che lo Stato deve garantire ai cittadini, che riguardano la
gestione, e il trattamento per il loro recupero alla società, dei detenuti, ma
soprattutto che interessano il personale che svolge questo lavoro, la vita stessa di ogni
appartenente al Corpo, la sua formazione professionale e di come le competenze delegate
dallo Stato al Corpo di Polizia Penitenziaria si connettono con le altre istituzioni e con
le Forze dell'Ordine.
- A
cominciare dalla formazione ed aggiornamento professionale dell'Agente Penitenziario,
molte cose sono state fatte, dopo la legge di Riforma del 1990, ma molte di più devono
ancora essere fatte, programmate e migliorate, per rendere sempre più moderno ed adeguato
ai tempi l'intero sistema penitenziario italiano e i suoi operatori. Nello specifico,
all'atto della formazione del neo-Agente, al contrario di quanto avviene oggi, é
necessaria un'omogeneizzazione dei programmi formativi, dei corsi che vengono programmati
e svolti nelle varie Scuole dell'Amministrazione. Devono essere previsti e ideati
programmi omogenei per tutti i partecipanti ai corsi nelle varie strutture, programmi dal
contenuto non solo nozionistico, ma veramente formativo della personalità, programmi che
indichino e informino il futuro poliziotto penitenziario sui princìpi sociali che
attengono al carcere, ma anche e soprattutto che riguardino l'attività pratica che dovrà
svolgere in istituto.
- Pensiamo
a una maggiore informazione sui contenuti e finalità delle principali leggi che
riguardano il sistema penitenziario - la legge 354/1975 che inserisce nell'Ordinamento
Penitenziario il trattamento dei detenuti; la cosiddetta Legge Gozzini, 663/1986 che ne
amplia i settori d'intervento; la legge di Riforma 395/1990, che istituisce il Corpo di
Polizia Penitenziaria e la riorganizzazione del DAP - e, ancora di più, a una più
qualificata quanto necessaria informazione sui compiti specifici spettanti alla Polizia
Penitenziaria ed alle prerogative ad essa accordate in quanto Forza di Polizia dello Stato
- compiti di Polizia Giudiziaria, d'Ordine Pubblico ecc.. La formazione del personale,
cosi come viene praticata oggi, non sembra poter soddisfare queste necessità né, di
conseguenza, assolvere al compito precipuo cui é preposta, ovvero di formare gli uomini e
donne del Corpo prima di tutto dal punto di vista umano, sociale e conoscitivo del
sistema, nel pieno rispetto di ogni singola intelligenza, poi da quello pratico-logistico
per le specifiche competenze che attengono all'Agente (comportamento all'interno degli
istituti, sicurezza, conoscenza armi ecc.), così da formare davvero uomini e donne capaci
e responsabili dell'alto compito loro demandato dallo Stato, che é quello della sicurezza
e garanzia a tutela del cittadino e delle istituzioni dello Stato.
- Per
i corsi nelle varie Scuole sarebbe opportuno, ancora, che l'Amministrazione si dotasse di
docenti qualificati, se possibile sempre gli stessi - auspicabile sarebbe costituire un
Albo Docenti - così da offrire a tutti i corsisti lo stesso trattamento e gli stessi
insegnamenti, e per contro anche i docenti adotterebbero programmi mirati e precisi e non,
come spesso accade, programmi e lezioni del tutto estemporanei, pensati al momento per
l'occasione, che poi incidono pochissimo sulla formazione dei corsisti. Formazione,
dunque, per conoscere, per sapere di più e garantire maggiore sicurezza e competenza.
- "Tutto
ciò che attiene alle carceri é rimosso dalle menti della popolazione e dell'opinione
pubblica, che vive la detenzione come altro da sé, che fa notizia solo nei momenti
patologici per evasioni, aggressioni, tragici casi - come suicidi - o per detenuti e
inchieste eccellenti. Il lavoro in carcere è un lavoro oscuro, perché quando viene
arrestato un pericoloso latitante la vicenda finisce sulle pagine dei giornali, ma tutto
quello che accade successivamente, negli anni a seguire, é oscuro e non subirà la stessa
sorte, non comparirà sulle pagine dei giornali né in televisione, non farà notizia. Il
lavoro in carcere é un tema più difficile di altri da affrontare, anche perché oggi sul
carcere si scaricano interamente tutte le principali contraddizioni della nostra società.
Basta vedere la composizione della popolazione carceraria, in larga parte fatta da
immigrati, da tossicodipendenti - quando non affetti da HIV - espressione del disagio e
della marginalità sociale".
- Questi
ultimi assunti non sono miei, ma li condivido totalmente: sono frasi e pensieri tratti dal
verbale di un Suo intervento, onorevole Diliberto, che illustrano chiaramente ciò che la
Polizia Penitenziaria conosce da sempre, ed é illuminante e positivo che sia stato
proprio il Ministro a ribadirli in Aula al Senato. Un lavoro difficile, quello della
Polizia Penitenziaria, mal pagato e spesso nemmeno riconosciuto per tutti i sacrifici e
fatica cui il personale deve sottostare.
- Ancora
Lei, Ministro Diliberto, ha detto in Senato:
- "In
carcere, oltre alla sicurezza vi é, tuttavia, un secondo profilo cui prestare attenzione,
che é proprio quello della motivazione e del coinvolgimento delle organizzazioni
sindacali e dei lavoratori del settore: far riscoprire ai lavoratori, agli operatori di
questo settore entusiasmo e voglia di fare, motivazione. Noi dobbiamo cambiare le cose nel
mondo penitenziario, e per far ciò dobbiamo compiere un lavoro politico; questo prevede
che vi siano motivazioni di coloro che devono eseguire le direttive che vengono impartite.
- In
particolare, tra le questioni già affrontate, vi é l'emendamento governativo inserito
nel provvedimento sul riordino della carriere prefettizie, approvato dalla Camera dei
Deputati; emendamento impegnativo che riguarda il riordino complessivo del DAP e che
riguarderà tutti i settori del personale.
- Questo
emendamento istituisce il ruolo direttivo del Corpo di Polizia Penitenziaria - che Lei, Signor Ministro, rivendica come
merito - non
capendo per quale motivo - sempre
parole Sue -
debba esserci un Corpo di Polizia, l'unico al mondo, privo di un ruolo direttivo, per il
quale non sono previste carriere e, dunque, gratificazioni, aspettative, la possibilità
di migliorare la propria condizione di vita. I
lavoratori non rendono forse di più, non sono più coinvolti se hanno prospettive di
carriera, se sono ritenuti meritevoli di coinvolgimento da parte di coloro che li
dirigono? Non vogliamo migliorare questo Corpo, che pure ha già fatto notevoli passi
avanti, anche affidandogli un ruolo direttivo? Stiamo parlando di lavoratori e non di
biechi torturatori, di lavoratori che si guadagnano il proprio pane e che da parte mia, di
uomo della Sinistra che governa questo Paese, devono ricevere una risposta".
- Ebbene,
Signor Ministro, come esponente del maggiore Sindacato della Polizia Penitenziaria devo
dire che tutti noi concordiamo con quanto Lei ha detto, e forse vogliamo anche di più, ma non vorremmo che tutto poi rimanesse soltanto
sulla carta o nelle buone intenzioni di alcuni, come purtroppo é già accaduto in
passato. Vogliamo la risposta che Lei ha annunciato.
- Oggi
il Corpo di Polizia Penitenziaria é composto per la maggior parte da giovani capaci,
acculturati, più informati di un tempo ed anche per questo vogliono la garanzia di
migliori prospettive di carriera, maggiori riconoscimenti per il lavoro che svolgono,
maggiori gratificazioni, anche economiche, e il riconoscimento da parte
dell'Amministrazione di tutti i loro diritti di lavoratori, troppe volte disattesi, sia a
livello centrale che periferico.
- Oggi
é la Festa del Lavoro, perfino i giornalisti - che svolgono un lavoro essenziale per la
società - oggi non lavorano (esclusi i presenti), domani i giornali non escono, ma anche
se é la Festa dei Lavoratori la Polizia Penitenziaria lavora, é presente in tutti gli
istituti del Paese, a garantire sicurezza per tutte le ventiquattro ore del Primo Maggio,
di Natale, di Capodanno, di Pasqua e di tutti gli altri giorni dell'anno.
- E'
un lavoro svolto all'interno ed all'esterno del carcere, ma il compito della Polizia
Penitenziaria, oltre a quello di far prevalere la garanzia di sicurezza, ordine e
disciplina, deve essere anche di partecipazione attiva al trattamento dei detenuti, per il
loro recupero e reinserimento nella società.
- La
Polizia Penitenziaria non é una Polizia repressiva, vuole essere propositiva e
partecipativa alla vita sociale del Paese, e in tal senso ha sempre offerto tutta la sua
esperienza e capacità per un'azione preventiva al crimine, un'offerta di collaborazione
totale per garantire sicurezza.
- E'
vero, finalmente qualcuno ha pensato e deciso che anche la Polizia Penitenziaria é
qualificata per rappresentare le Forze dell'Ordine italiane in ambito europeo - mi
riferisco al prossimo contingente del Corpo che si unirà a quelli già presenti dei
Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato in Albania, nell'ambito della
collaborazione che l'Italia dà a quel Paese oltre Adriatico - ed é un gran passo avanti.
- L'Amministrazione
deve valutare ed accettare, però, anche le rivendicazioni sindacali - finora disattese -
che vogliono la presenza del Corpo nelle sezioni di Polizia Giudiziaria, a pieno titolo,
come peraltro previsto dall'articolo 56 del Codice di Procedura Penale.
- Chiediamo,
ancora, l'attuazione dei corsi di specializzazione che sono previsti dalla legge di
Riforma e che sono stati contrattati e decisi in passato: quello di Sommozzatore, di
Agente cinofilo, di Pilota di Elicotteri, di Operatore CED ed altri. Quando dovremo
aspettare ancora? Nel corso del servizio in Istituto la Polizia può venire a conoscenza
di fatti che potrebbero essere utili per il prosieguo delle vicende giudiziarie, a
supporto dell'attività della magistratura: un plauso, allora, al Ministro Diliberto per
aver voluto la costituzione dell'UGAP, anche perché con quello strumento, verosimilmente,
potrà essere garantita maggiormente l'incolumità fisica dell'Agente preposto al
controllo dei detenuti e potrà essere attuata una vera azione preventiva di atti contro
il personale o di proteste e rivolte in carcere.
- Maggiore
sicurezza con maggiore professionalità, questo é il binomio vincente per la Polizia
Penitenziaria, perché non può esservi trattamento e recupero dei detenuti senza la
sicurezza e l'ordine.
- Ed
avviandomi a concludere il mio intervento, non posso tralasciare di parlare del lavoro
degli Agenti addetti ai Nuclei Traduzioni e Piantonamenti ed alle scorte - anche la Sua,
Ministro Diliberto, di cui sappiamo quanto vada orgoglioso. Per questo personale vanno
attuati corsi di guida operativa, di formazione ed addestramento al tiro, perché pur
essendo un servizio oscuro, quello dei Nuclei Traduzioni e Piantonamenti e delle scorte,
é quello più esposto, più pericoloso, ma anche quello che più di altri fa emergere le
potenzialità e il valore della Polizia Penitenziaria.
- Per
questo vi é stata la Riforma del 1990, é per questo che il Sindacato chiede a gran voce
un coordinamento unitario con le altre Forze di Polizia: per sconfiggere la criminalità
organizzata - che purtroppo qualche volta resta organizzata anche all'interno del carcere!
- e per partecipare attivamente, su tutto il territorio, a garanzia della sicurezza e il
mantenimento dell'ordine pubblico, condizione essenziale per la vivibilità pacifica di
tutta la società. Tra l'altro, con un coordinamento effettivo tra tutte le Forze di
Polizia, un coordinamento programmato e operativo, da un recente studio si é saputo che
il risparmio economico per lo Stato é stato valutato in una cifra di tutto rispetto: ben
20 mila miliardi verrebbero risparmiati e, quindi, potrebbero essere impiegati in altri
servizi o per dare maggiori riconoscimenti economici ai lavoratori del Comparto Sicurezza.
- In
alcune città, per l'interessamento di questo Sindacato presso il Comitato per la
Sicurezza e l'Ordine Pubblico del Prefetto, la Polizia Penitenziaria é già presente allo
stadio, in occasione di partite di calcio o altre
manifestazioni sportive o di spettacolo, per collaborare a mantenere l'ordine pubblico. E'
un servizio che dà visibilità al Corpo, dà ai nostri uomini e donne la possibilità di
essere finalmente accettati dalla gente, visti non più e solo come "guardie" -
e pensare che qualcuno continua a chiamarci aguzzini e persecutori - ma come una Polizia
al servizio del cittadino, della società.
- Un'ultima
considerazione, proprio l'ultima: anche la società, però, deve dare qualcosa alla
Polizia Penitenziaria, a prescindere da quanto deve fare l'Amministrazione per il suo
personale. Mi riferisco - mi sia permesso - proprio a quanto accade qui a Cairo
Montenotte, in questa Scuola, frequentata nel corso dell'anno da centinaia e centinaia di
persone che, però, non trovano in Città i servizi essenziali che si aspettano, a
sostegno della loro permanenza quali corsisti. A Cairo, alla stazione ferroviaria, é
stato soppresso il servizio "biglietteria" per i viaggiatori, praticamente é
una stazione chiusa, una struttura fantasma, e ciò provoca non poco disagio ai 400/500
corsisti che a fine settimana, dopo le lezioni, vogliono recarsi a casa.
- Ancora,
a Cairo vi sono soltanto due alberghi - parenti e amici dei corsisti, all'atto del
giuramento, devono recarsi a Savona o altrove per poter soggiornare ed essere presenti
alla cerimonia - ed anche altri servizi sono piuttosto carenti. E' chiaro che non vogliamo
né pretendiamo l'esclusività del servizio solo per la Polizia Penitenziaria: per la
riapertura della biglietteria in stazione é stata presentata una petizione popolare al
Sindaco. Il desiderio che ciò avvenga, che
la stazione sia funzionale e offra tutti i servizi ai viaggiatori é di tutti i cittadini,
non solo nostro.
- In
questa sede, allora, provocatoriamente, ma molto serenamente, invito il Sindaco, e mi
unisco a lui, a chiedere al ministro di Grazia e Giustizia un suo interessamento con il
collega dei Trasporti perché venga riaperta la stazione ferroviaria. Potrebbe essere
anche questo un segnale di come la società e il Governo hanno finalmente capito il ruolo
indispensabile della Polizia Penitenziaria e ne riconoscono le necessità e la
professionalità dei suoi uomini e donne, lavoratori che vogliono il rispetto di tutti,
proprio per l'ingrato lavoro che svolgono per una società migliore.
- Grazie
nuovamente a tutti per essere qui al Convegno, a Cairo Montenotte, grazie soprattutto a
Lei, Signor Ministro, per quanto ha fatto e, lo speriamo vivamente, ancora farà per il Corpo di Polizia
Penitenziaria.
-
- SPERANDIO
-
- Mi
pare di poter affermare che il dottor Capece, con l'enfasi del buon sindacalista, abbia espresso molto chiaramente quali sono i desideri
del Corpo e le prerogative che la Polizia Penitenziaria vuole ottenere, vuole che vadano
avanti. Sentiamo allora laltra faccia della medaglia. Il confronto, oggi, è tra
personale - tutelato e rappresentato dal Sindacato - ed Amministrazione. Laltra
faccia della medaglia, nella figura di Paolo Mancuso, Direttore Generale Reggente del DAP,
per le note vicende di qualche tempo fa che hanno comportato lallontanamento - la
non riconferma nell'incarico - del Presidente Alessandro Margara. La parola al consigliere
Mancuso.
-
-
-
-
- Paolo
MANCUSO - Direttore Generale F.F. - DAP
-
- L'altra
faccia della medaglia. Così sono stato definito. In realtà limportante é che la
medaglia sia una e una sola. Certamente, gli aspetti che rappresento, gli aspetti
funzionali, gli aspetti che gli organici, le attività esterne e i problemi interni che
deve affrontare la Polizia Penitenziaria sono complessi, variegati, multiformi. Ma teniamo
sempre presente che la medaglia è sempre una sola e non è solo un modo di dire, è un
modo di sentire ed è un modo di vivere. Dunque, parlando dell'attuale, possiamo partire
da questo: la situazione attuale nella quale la professione del poliziotto penitenziario
si svolge è una situazione non facile, è una situazione dalle molte contraddizioni, ed
ha aspetti molto evoluti, molto sviluppati, molto moderni in cui i progressi, rispetto
agli anni addietro, sono evidenti, palpabili, concreti. E ci sono invece, situazioni in
cui siamo ancora indietro da un punto di vista materiale. Siamo ancora indietro da un
punto di vista delle risorse, degli organici e qualche volta dal punto di vista culturale
- per quello che è il comune sentire - lo richiamava ancora con forza il dottor Capece
poco fa.
- Dunque,
è importante andare avanti, perchè la questione della sicurezza è al centro, in questo
momento, del dibattito del nostro Paese. Ovviamente, va ricordata la tristissima vicenda
della guerra che ci ha in qualche maniera portati su un versante ancora più drammatico,
ma non è possibile dimenticare quanto sia veramente sentita nellanima e nello
spirito del modo di vivere della gente la grande questione della sicurezza. La questione
della sicurezza, dicevo, si intreccia naturalmente con la questione carcere.
- Direi
che non è possibile pensare di affrontare in maniera efficace la questione della
criminalità, piccola o grande che sia, se non si comprende sino in fondo che lunica
opportunità di ridurre e non soltanto di fronteggiare, di ridurre progressivamente la
piaga della criminalità nelle varie forme che essa assume, e più ancora del fenomeno
della marginalità nelle varie forme che essa assume nel nostro Paese deve centrarsi
necessariamente sul pianeta carcere. Ricordo quando nellanno 1997 ho cominciato
questa attività al DAP. Una domanda veniva rivolta ed era una domanda importante e veniva
rivolta da molti soggetti protagonisti della vita dellAmministrazione Penitenziaria,
allinterno del Dipartimento, nelle periferie dalle Organizzazioni Sindacali:
qualè il progetto carcere? Diteci che cosa volete fare del carcere, che ruolo deve
avere, quali sono gli obiettivi, quali le modalità con cui questo obiettivi devono essere
perseguiti, quali i valori che volete difendere, quali i percorsi che volete attirare.
- Venivamo
da una grande riforma, quella del 1990, dalle sue prime interpretazioni ed applicazioni
con i decreti del 1992 e, tuttavia, pian piano quella domanda ha assunto un significato
che allinizio avevo compreso poco, un significato cioè che prescindeva da quello
che era un assetto formale. La prima risposta era stata la più semplice: il progetto è
quello normativo, la piena applicazione delle riforme, sia quella sul carcere relativa
alla Legge Gozzini, sia quella sul personale prevista dalla legge 395/1990.
- Ma
pian piano ho capito che la domanda aveva un altro contenuto: gli obiettivi che pongono
quelle riforme normative e il quadro che tracciano, che disegnano non è un quadro
definito e delineato nei suoi dettagli e, dunque, non può costituire da solo il punto di
riferimento di chi lavora nel carcere. Chi lavora nel carcere ha bisogno, invece, che quel
quadro venga integrato, venga precisato, riceva dei dettagli sui quali si possano
costituire i punti cardinali mediante cui rapportarsi ed operare. Ed allora,
necessariamente, si è messo mano alla scrittura di questo progetto. Inizialmente con
parecchie difficoltà.
- Ricordate
che uno sforzo di razionalizzazione e di intervento sulle linee portanti
dellAmministrazione Penitenziaria era stata fatta nellestate scorsa ed era un
quadro che scontava un grande limite, e cioè la mancanza di risorse. Era un quadro come
si diceva, a costo zero e questo veniva fortemente contestato, ovviamente, allintero
personale ed alle Organizzazioni Sindacali che vedevano questo limite come
unoggettiva riduzione della capacità di ammodernamento del sistema.
- Ed
era un quadro, però, allinterno del quale già si muovevano alcune convinzioni
profonde, maturate dallAmministrazione Penitenziaria, e cioè quelle necessità di
arrivare anche a una naturale progressione verso organici direttivi e dirigenziali della
Polizia Penitenziaria, ovviamente conforme in qualche modo, in maniera condizionata,
fortemente condizionata da quello che era il limite a cui accennavo prima.
- In
questo quadro ci siamo trovati quando lo scenario politico è mutato e da questo quadro
siamo partiti per cercare di andare avanti su quella strada, questa volta tentando di
utilizzare disponibilità non solo astratte, ma concrete che, per la prima volta, ci
venivano offerte per creare e per delineare uno scenario nuovo. E allora
lAmministrazione si è mossa su tutti i versanti, su tutti i percorsi che venivano
in qualche maniera riaperti, primo fra tutti, ovviamente, quello della qualità della
vita. Si è messo mano con forza a un supporto per quanto riguardava gli aspetti normativi
della legge sulla permanenza in carcere dei detenuti affetti da AIDS conclamata e sulla
legge di riforma che riguarda lopportunità di lavoro per i detenuti, attualmente
entrambe in discussione ed approvate da un ramo del Parlamento.
- Soprattutto,
si è riusciti a ottenere - il Ministro è riuscito a ottenere - lapprovazione in
tempi rapidissimi del provvedimento desecuzione del Regolamento del Corpo di Polizia
Penitenziaria, che aspettava da tempo unapprovazione, che in qualche maniera
stabilisce un raccordo tra la qualità della vita del detenuto e la nuova legittimazione
professionale, la nuova qualità del lavoro che deve essere riaffermata per la Polizia
Penitenziaria allinterno dellistituto. Dico questo perchè in quel regolamento
- che, ripeto, costituisce secondo me un momento assai importante di raccordo tra queste
grandi questioni aperte - il ruolo, i compiti, lattività lavorativa della Polizia
Penitenziaria viene ad essere da un lato regolamentata in maniera che si descrivano e si
determinano le responsabilità e i compiti e venga in qualche modo decisa una
strutturazione del lavoro che rispecchia le qualità professionali e gli assetti
ordinamentali del Corpo.
- Da
un altro lato il nuovo Regolamento assegna al Corpo, per la prima volta in maniera
formale, compiti di responsabilità anche per quanto concerne il contributo da dare nel
percorso di recupero e di risocializzazione del detenuto. Non fa del Corpo di Polizia
Penitenziaria un Corpo di educatori, non è questo che fa né è questo che vuole fare.
Vuole, però, riaffermare con forza che è praticamente impossibile in un istituto
penitenziario possa essere concepita, non dico realizzata, solo concepita
unattività concreta di osservazione, di recupero del detenuto, prescindendo quella
che è la vita di chi costantemente, quotidianamente ha rapporto con quel detenuto e può
coglierne i momenti di volontà, di riscatto, i momenti di abbandono di un progetto che
evidentemente prima perseguiva, ovvero invece coglierne le attualità pericolose, la
permanenza di un disegno criminale che lo rende tuttora in qualche maniera oggetto di
grande attenzione.
- Dunque,
quella riforma che è stata poi approvata alla fine del dicembre scorso, è stata
pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 1° Aprile, data piuttosto problematica, ma
insomma cè anche il 1° aprile. Quel progetto, dicevo, quel regolamento che ha
strutturato in questo modo le responsabilità del Corpo di Polizia Penitenziaria,
rappresenta il punto di passaggio verso un concetto che si sta affermando e che è
fondamentale, e cioè non si può pensare, nessuno può pensare che possa mettersi in atto
un disegno di adeguamento, di miglioramento, di riforma delle prospettive e delle
condizioni di vita del detenuto nelle nostre carceri senza passare necessariamente in un
percorso obbligatorio che è quello della forte legittimazione e miglioramento delle
condizioni di vita e di lavoro di tutto il personale che opera negli istituti in cui quei
detenuti sono ristretti.
- E
dunque un passaggio culturale, un passaggio non solo ordinamentale, programmato, ma un
passaggio culturale fondamentale che rappresenta un punto dapprodo e nello stesso
tempo un punto di partenza. Ecco allora da quel punto di partenza muoversi un altro quadro
organico di riforma.
- Si
accennava poco fa alla legge che è in discussione in questo momento al Senato, che è
stata già approvata alla Camera e che è stata fortemente tutelata sul piano politico, e
proprio nella settimana scorsa anche nelle Commissioni Affari Costituzionali. Una riforma
che ci consente di respirare e di nuoverci in avanti in maniera decisa, in maniera forte,
in maniera estremamente significativa su tutte le componenti dellAmministrazione
Penitenziaria - Provveditori, Direttori distituto ecc. - che vedono in quella
riforma finalmente riconosciuto un quadro di autonomia che fino a ora gli aveva visti
protagonisti soltanto sul versante delle responsabilità che quotidianamente si assumono.
Adesso vedono queste responsabilità finalmente riconosciute per un corretto approccio a
un sistema amministrativo che il nostro Paese si sta dando, riconoscendo l'autonomia
corrispondente a tali responsabilità.
- E
naturalmente una ristrutturazione, una ridotazione di tutte le figure che operano nei
nostri istituti, come gli educatori o gli operatori amministrativo-contabili, e in
particolare, ovviamente, la Polizia Penitenziaria, in un doppio, grande percorso per un
ruolo organico ordinario di Polizia Penitenziaria, che seguirà lo sviluppo di carriera
che ha la Polizia di Stato, il che significa, naturalmente, progressione sino ai livelli
dirigenziali. Naturalmente non è possibile pensare che quella norma possa dire cosa
diversa da questa. E un ruolo straordinario, speciale, direttivo di Polizia
Penitenziaria che alcune altre polizie, non tutte, hanno e che in qualche maniera la
nostra Polizia Penitenziaria avrà appunto prima di altri, che consente il riconoscimento
della professionalità maturata allinterno delle nostre strutture penitenziarie.
- Ma
direi che oltre a questo progetto di riforma, un altro se ne è portato avanti, ed è
estremamente rilevante per lAmministrazione Penitenziaria, sul quale nelle prossime
settimane si giocherà una partita importantissima: lapprovazione del nuovo
contratto del Comparto Sicurezza. Il Comparto Sicurezza ha visto svolgere una
contrattazione in cui lAmministrazione Penitenziaria ha giocato un ruolo
significativo, importante e ripetutamente riconosciuto dai rappresentanti della parte
pubblica, e direi che apre una scommessa, così come quello del Comparto Ministeri. Il
contratto del Comparto Sicurezza per la prima volta riconosce al momento dellaccordo
integrativo dellaccordo di secondo livello, la possibilità di spesa, di investire
denaro, di investire risorse economiche su quelle forme, su quegli aspetti, su quegli
obiettivi, su quelle modalità operative che lAmministrazione e le Organizzazioni
Sindacali intendono darsi come priorità. Su questo si gioca il destino
dellAmministrazione e si vuole finalmente riconoscere che a un maggiore impegno,
maggiore responsabilità, maggiore capacità innovativa, corrisponde un maggiore
miglioramento retributivo: chi più e meglio fa per lAmministrazione, dimostrando le
capacità che sicuramente tutti hanno, sarà giustamente premiato.
- Ancora
una volta due facce di una stessa medaglia, se vogliamo chiamarle così, condividendo sino
in fondo questimmagine, se vogliamo chiamarle così per intenderci.
L'Amministrazione e il personale, nelle forme che oggi lo rappresentano nella maniera più
legittima, cioè attraverso le Organizzazioni Sindacali, dovranno scrivere questa norma,
queste interpretazione e questa applicazione del contratto del Comparto Sicurezza che
finalmente ridarà la più ampia legittimazione, il più ampio riconoscimento a quelle
forme di lavoro che tutti insieme riterremo di individuare per quelli che meritano un
premio, che meritano un incentivo, che lo meritano in quanto riconoscono e si riconoscono
nel progetto dellAmministrazione e individuano le forme più efficaci e migliori per
realizzarlo.
- E
una scommessa importante, forte, è una scommessa in cui la capacità professionale del
personale dovrà necessariamente realizzarsi in affinità e coordinamento pieno con gli
obiettivi dellAmministrazione e, quindi, ciascuno di questi due aspetti potrà
andare avanti e procedere tanto meglio quanto più sarà coordinato, quanto più sarà
strettamente realizzata una condivisione dei progetti con laltro soggetto. E
il compito che ci aspetta nelle prossime settimane, non nei prossimi mesi, nelle prossime
settimane. Ed è un compito che é una grande scommessa perché vuole verificare lo
spirito di realizzazione, in unaria nuova, in unatmosfera di grandi
possibilità nell'utilizzazione di mezzi e risorse che in questo momento abbiamo, e potrà
significare molto per il personale e per lintera Amministrazione Penitenziaria.
- Vi
ringrazio.
-
- SPERANDIO
-
- Grazie
al Presidente Mancuso che ha delineato quello che potrebbe essere il futuro
dell'Amministrazione e del Corpo di Polizia Penitenziaria. Dò la parola adesso al
Direttore dellUffico Centrale del Personale, dottor Emilio di Somma, che ci
illustrerà forse un po' meglio quali sono i programmi per il personale di Polizia
Penitenziaria, i programmi operativi immediati, voglio dire.
- Prego,
dottor di Somma.
-
-
- Emilio
di SOMMA - Direttore Ufficio Centrale del
Personale - DAP
-
- Forse no.
Perchè credo che molte delle cose che potevano essere dette su questo argomento, molte
cose che riguardano il mondo della realtà penitenziaria sono già state dette. Io vorrei
innanzitutto rivolgere un saluto e un ringraziamento ai responsabili del SAPPE che hanno
dato vita a questa giornata di riflessione su un tema di particolarissima rilevanza, e lo
hanno fatto in una giornata altrettanto particolarmente significativa, il Primo Maggio.
- Parlo
di giornata di riflessione perchè qui si tratta proprio di riflettere, cioè di pensare
cosa fare ed a come farlo, lo diceva poc'anzi il dottor Mancuso. Siccome, abbiamo la
fortuna di avere un Ministro che le cose le pensa e le fa subito, forse è il momento di
accelerare le riflessioni, in modo che poi al pensiero possa proseguire immediatamente
lazione. I momenti di riflessione diventano essenziali quando si versa in situazioni
in cui loperatività, pressata dallurgenza e dallemergenza tipica di
questa Amministrazione, rischia di far perdere di vista la giusta cornice allinterno
della quale muoversi, e la direzione verso la quale muoversi.
- Ebbene,
la cornice, io credo che sia certa, delicata, complessa, difficile ma certa. Ed è
sicuramente quella che ci viene dalla norma costituzionale che disegna una politica penale
penitenziaria degna di una società civile e democratica. La pena deve esistere, ma deve
tendere alla rieducazione, e la certezza di ciò ci viene anche da un ordinamento
penitenziario le cui previsioni sono perfettamente coincidenti con le norme costituzionali
e i cui principi vanno - direi sempre più - quotidianamente
ritenuti presenti, resi vivi ed attuali, seppure nei limiti delle nostre capacità e delle
nostre possibilità.
- La
direzione è quella non meno difficile e non meno travagliata della creazione di
unorganizzazione che renda sempre più concreta la realizzazione di quanto posto in
questa - come dire - sobria e pulita cornice formativa. Questa, però, è la parte più
difficile. Ed allora cosa fare?
- Innanzitutto
rivolgere un appello al mondo politico. Al mondo politico credo vada chiesto con forza di
riconoscere che a questa parte dellAmministrazione, a questa così rilevante parte
del mondo della giustizia, spetta la stessa e identica quota di attenzione e dignità
riconosciuta a quella giustizia che si amministra nei tribunali. Allesecuzione della
pena nel carcere e fuori dal carcere, ormai, non va attribuito il ruolo di giustizia
minore, perchè non può esistere - essendo una palese contraddizione in termini - una
giustizia minore.
- Alla
secolarità ed al clamore dei processi non può e non deve corrispondere il silenzio
dellesecuzione della pena nelle sue ormai forme più variegate. Una giustizia che se
si dovesse realizzare in questo modo sarebbe una giustizia monca. Ma, attenzione, monca di
una parte essenziale, perchè quella parte in cui, esauriti i tecnicismi delle procedure,
si impatta definitivamente sulluomo, sui suoi errori, sulle sue debolezze e sulla
capacità di un paese civile, deve avere la certezza e la forza di recuperare parti
essenziali per un corretto vivere civile. Posto questo cosa fare ?
- Posto
questo occorre creare un assetto organizzativo, chiaro, agile, duttile in quanto capace di
necessari e progressivi aggiustamenti, quindi non sclerotizzato e finalmente stabile nella
sua struttura portante. Occorre, innanzitutto, una struttura centrale capace di produrre
un progetto, di indicarne le linee essenziali, di formulare i programmi per la
realizzazione del progetto stesso, riservando a sé - al centro quindi - soltanto compiti
assolutamente non delegabili e riservando a sé una essenziale funzione di controllo sulla
realizzazione del programma stesso. Occorre una organizzazione, poi, ben radicata sul
territorio, capace di realizzare nella sua concretezza il progetto, suggerendo modifiche e
integrazioni frutto della quotidiana esperienza, della quotidiana attività,
un'organizzazione che sia dotata di questa articolazione sul territorio, di propri e
adeguati spazi di autonomia gestionale. Se questo è, vediamo come farlo.
- Io
credo che si possa fare soltanto utilizzando bene le risorse economiche e le risorse
umane. Tralascerei laspetto delle risorse economiche, perchè il Ministro sa
perfettamente quali sono i settori in cui è più acuta la sofferenza della nostra
Amministrazione, e già ampiamente ha dimostrato di essere in grado, sia pure nel quadro
delle compatibilità generali di una diffusa situazione di ristrettezza del Paese, di fare
ottenere tutto lottenibile. Che sia per tutti lesempio del capitolo di
bilancio dello straordinario della Polizia Penitenziaria, per il quale é stato operato un vero e proprio miracolo.
- Mi
viene sicuramente più agevole dire qualcosa sul versante delle risorse umane, proprio in
quanto Direttore dellUfficio Centrale del Personale. E qui non si può non dire come
sia già stato ottimamente centrato il tema della riflessione che oggi facciamo assieme,
come siano tutte estremamente condivisibili le cose dette da Martinelli nel suo
intervento, ed anche da Capece, dagli altri, con qualche piccola, ma a mio avviso
significativa aggiunta.
- Qui
si tratta di capire alcune cose. La prima: siamo in presenza di una professione, quella
della Polizia Penitenziaria, che per essere svolta ha bisogno di un titolo di studio di
base adeguato, di una corretta selezione, di una appropriata formazione, di una serena
condizione in cui essere svolta, di una gratificante previsione di sviluppo di carriera,
di un trattamento economico correlato allimpegno profuso, di una quantità di uomini
e di donne sufficienti a un corretto svolgimento della funzione. Noi stiamo cercando di
capire, credo per la prima volta in assoluto, se e quali debbano essere le effettive
dotazioni organiche soprattutto del Corpo di Polizia Penitenziaria. Per tutti gli altri
ruoli già esistono, realtivamente a ciascuna sede penitenziaria, per ciascuna struttura.
Per fare questo stiamo facendo un lavoro di base preparatorio che dovrà poi servire a un
serrato - e mi auguro sicuramente proficuo - momento di confronto con le Organizzazioni
Sindacali.
- Laltro
punto, e io credo che non sfugga ai responsabili del SAPPE , é che questa esigenza di
professionalizzazione deve appartenere, attraverso tutti questi passaggi già enunciati,
anche a tutti gli altri operatori dellAmministrazione Penitenziaria. E ciò per due
ordini di motivi. Il primo è rappresentato dal fatto che la complessità dei compiti
attribuiti allAmministrazione Penitenziaria esige la contemporanea presenza ed
azione di una molteplicità di figure, di operatori. Il secondo è, secondo me, che tanto
più si esalterà la professionalità della Polizia Penitenziaria, quanto più essa sarà
capace di integrarsi con le altre professionalità chiamate a operare nel mondo
penitenziario.
- Ecco,
questo è il modello organizzativo scelto. Ed è già così, non ci stiamo inventando
nulla. E così dal 1990, è una strada sulla quale bisogna consolidare gli
orientamenti e le scelte. Quindi, un Corpo di Polizia Penitenziaria che faccia parte a
pieno titolo delle Forze di Polizia del Paese, che non sia ripiegato su sé stesso, ma che
sia capace di proiettarsi verso lesterno attraverso lassolvimento di compiti
delicatissimi che lo rendano sempre più visibile.
- E
stato ricordato il primo aprile: lo ricordo anchio, per noi è una data felice. Il
primo aprile del 1996 abbiamo iniziato ad assumere il servizio delle traduzioni, e mi pare
che le cose, per merito della Polizia Penitenziaria e pur tra mille difficoltà, stanno
andando - mi pare - abbastanza bene. Un'attività, questa, che rende il Corpo sempre più
visibile, ma che non dimentichi, però, questo Corpo di Polizia Penitenziaria la sua
essenziale ed istituzionale funzione, che deve assolvere in via primaria e che lo
caratterizza in modo peculiare, una funzione che
lo renda partecipe con un'efficace azione di contrasto alla criminalità in tutte le sue
forme, ma anche un Corpo di Polizia Penitenziaria capace di operare accanto ed assieme ad
altre figure che Polizia non sono, in un reciproco rispetto dei ruoli e delle competenze.
- E
questa la scommessa da vincere, ed è questa la scommessa che uomini e donne della Polizia
Penitenziaria stanno quotidianamente dimostrando di essere in grado di vincere e, quindi -
se la mia breve analisi è esatta e se, dunque, è data per certa la cornice entro la
quale muoversi e la direzione da seguire e se fosse esatta lindividuazione di cosa
fare e di come farlo effettivamente - come diceva Martinelli, il momento che
lAmministrazione sta vivendo è si difficile e delicato, ma sicuramente esaltante ed
entusiasmante. Perchè da un lato, come ricordato dal dottor Mancuso, vi é la legge
delega in discussione al Senato, che è voluta fortemente dal Ministro Diliberto, e
dallaltro vi é il riordino dellAmministrazione, da operare allinterno
della riforma del Ministero della Giustizia, nella più vasta cornice della riforma del
Governo e dei Ministeri da approvare entro il 31 luglio. Sono scadenze a breve,
vicinissime, e si muovono con chiarezza e determinazione proprio in quella direzione. Le
speranze quindi, le aspirazioni, le aspettative possono trasformarsi in qualche cosa di
concreto. Non bisogna, però, dimenticare il fatto fondamentale: non cè previsione
normativa che tenga e non cè quadro organizzativo, anche il migliore possibile, che
tenga se non ci sono uomini e donne che hanno voglia e capacità di realizzare quanto
previsto dalla norma.
- Noi
tutti, dunque, dobbiamo essere convinti della bontà del progetto e impegnarci affinché
esso diventi giorno per giorno realtà. E di questo impegno il ruolo determinante spetta
alle Organizzazioni Sindacali per lazione propositiva che hanno dimostrato di saper
svolgere per lessenziale ruolo di tutela degli interessi del lavoratore che ad esse
compete, e per quel molto di positivo che emerge da un confronto - io mi auguro sempre
più sereno e pacato - con lAmministrazione Penitenziaria. In questo impegno,
ancora, un ruolo primario spetta alle donne ed agli uomini della Polizia Penitenziaria a
cui rivolgo un caloroso augurio nella giornata del Primo Maggio, Festa dei Lavoratori.
Grazie.
-
- SPERANDIO
-
- Grazie
al dottor di Somma per il suo preciso intervento e per le considerazioni espresse. Il
"progetto" che ha illustrato é sicuramente condiviso anche dal personale e dal
Sindacato. Tutto sta a vedere come s'intende portarlo avanti in sinergia ed armonia tra le
parti interessate.
- La
formazione del Corpo di Polizia Penitenziaria: la parola formazione è stata detta molte volte sino adesso.
E' sicuramente un argomento cruciale sul quale si deve prestare la massima attenzione.
Sentiamo allora la responsabile della formazione ed aggiornamento professionale del
personale, la dottoressa Luigia Culla Mariotti. Prego.
-
-
-
-
- Luigia
CULLA MARIOTTI - Direttore Ufficio Formazione
- DAP
-
- Io intanto
devo ringraziare il sindacato SAPPE, perchè in questo giorno del Primo Maggio ci fa
riflettere sul tema importante che è stato più volte rammentato nel corso degli anni,
quello cioé di una professionalità alta ed elevata quale quella del Corpo della Polizia
Penitenziaria e quella, ovviamente, di tutti gli altri operatori che lavorano
allinterno di un contesto così difficile e così complesso come quello
dellesecuzione penale interna ed esterna.
- Chiaramente,
questa professionalità non può che essere supportata da un livello, da un processo di
formazione intenso, elevato, un processo di formazione permanente e che segua ciascun
dipendente dal momento dellingresso in carriera al momento del suo collocamento in
quiescenza.
- E
una questione, questa, che esula dalle tante voci che si levano anche allinterno
della Pubblica Amministrazione: ricordo la circolare Frattini, che in qualche modo ha
delineato limportanza della formazione per tutti i pubblici dipendenti. In un
settore come questo, quindi, è ancora più importante, al di là della direttiva che
riserva lun per cento del monte salario proprio a questi processi di formazione. In
questi anni, però - approfitto anche della presenza del Ministro Diliberto che so essere
molto attento a questo - mi sono sentita
quasi come una vox clamans nel deserto, perchè - ripeto - al di là delle
dichiarazioni di principio anche altri sindacati hanno incentrato il loro interesse sul
problema, sul binomio professionalità-formazione, ma al di là di questo, tutto si è
risolto in mere dichiarazioni di principio.
- Ho
portato un po' di dati - non dico i numeri perchè sarebbe un po' controproducente - e devo dire che a livello
dimpegno, negli ultimi anni, abbiamo avuto un impegno grande e consistente che,
però, si è risolto in nocumento allinterno del processo di formazione ricorrente.
E ciò perchè essendo le nostre otto scuole - direi sette, perchè una delle scuole di
Roma è impegnata in chiave di seminario residenziale, rivolta a piccoli gruppi - le
nostre sette scuole impegnate a tempo pieno con la formazione dei neo assunti, che in
questo ultimo triennio ha coinvolto più di 10.300 unità, non si é fatto molto
aggiornamento. Tutto si è risolto in una finalizzazione allinterno
dellaggiornamento stesso e quindi concordo con ciò che prima dicevano sia il
Segretario Regionale Martinelli che il Segretario Generale del SAPPE Capece, cioé che,
appunto, ci deve essere un grosso sforzo, uno sforzo politico significativo per, in
qualche modo, allargare la dimensione di questo percorso di formazione permanente per il
personale tutto.
- Altro
dato che poi porto, è il dato economico. Nel bilancio del 1996 limpegno economico
allinterno del bilancio - limpegno che secondo me già allora era irrisorio -
arrivava a 2 miliardi. Nel 1998 siamo arrivati a 1,5 miliardi!
- Ora,
è chiaro che in questa dimensione economica poco si può fare, e io invece dico che
bisogna fare. Ed allora il discorso è questo: - a mio giudizio - credo che la legge 395
del 1990 sia ormai in qualche modo superata, perchè, e qui se ne parla, c'é bisogno di
una nuova normativa, e il Ministro è stato uno dei protagonisti di questa nuova legge
delega che va a istituire ruoli direttivi e dirigenziali del Corpo di Polizia
Penitenziaria.
- Ma
già allora il legislatore del 1990, quando ha delineato i compiti complessi e delicati
della Polizia Penitenziaria, in questo bilanciamento tra ordine, sicurezza e trattamento,
aveva impegnato comunque lAmministrazione in percorsi di formazione ben delineati
per gli agenti neo assunti. Aveva previsto un percorso di formazione di dodici mesi
allinterno del quale la professionalità poteva essere formata in termini reali,
perchè i dodici mesi consentono senz'altro di curare tutti quegli aspetti a cui faceva
riferimento prima il Segretario Generale del SAPPE, ovvero la conoscenza del quadro
normativo di riferimento, la conoscenza delle tecniche di addestramento al tiro, le
conoscenze comunque dei ruoli delle altre professionalità che allinterno del
carcere si trovano a operare, e che con la Polizia Penitenziaria comunque devono compiere
un percorso integrato, se si vuole raggiungere lobiettivo previsto dalla norma del
1975 ed ancor più dalla Costituzione Repubblicana.
- Purtroppo,
per la necessità del contingente - lo diceva prima il dottor di Somma - noi siamo
unAmministrazione che vive sempre nellemergenza. Questi corsi, che nel 1990
erano fissati in dodici mesi, sono stati ridotti a tre mesi. E chiaro che in tre
mesi il percorso - in quale modo si può ben immaginare - è un percorso tale da rilevare
quello che è lessenzialità della professione, e in questi termini è stato varato
il programma, portato a termine soltanto con un grande sforzo - e mi posso prendere anche
il merito di questo. Perchè - e tutta la documentazione é agli atti del Dipartimento -
il corso è stato poi portato da tre a sei mesi, andandoci a inventare una sorta di
formazione sul posto di lavoro, che quindi ha allungato, con un periodo di tirocinio, la
formazione del nuovo personale. Però, certo,
anche in sei mesi, se consideriamo una professionalità composita qual è quella
dellagente, il problema chiaramente si evidenzia.
- Devo
dire che dal 135° Corso in poi - e sono passati nelle nostre scuole migliaia di nuove
unità - comunque i programmi che sono stati in qualche modo immaginati, sia pure nella
compattazione che abbiamo dovuto in qualche modo dare ai contenuti didattici
allinterno del percorso di formazione, hanno avuto dei grossi risultati positivi
anche perchè - questo va detto con forza - il personale vincitore dei concorsi pubblici
è un personale che culturalmente è di molto, molto più preparato rispetto a quello del
passato.
- Dò
un dato: noi abbiamo avuto una percentuale dellottanta per cento di personale in
possesso del diploma di scuola media superiore e una percentuale anche elevata di
personale in possesso del diploma di laurea, ovvero che sta per laurearsi. E,
questa, chiaramente una dimensione che facilita lapprendimento allinterno di
un percorso formativo seppure ristretto, che mai avremmo potuto proporre, perchè
lemergenza del momento ci faceva privilegiare lassunzione di personale a volte
anche a discapito della professionalità.
- Ed
allora cosa va fatto? A mio parere va riportato il percorso previsto dal legislatore del
1990 nellordinarietà e va recuperato, per coloro che in questa maniera sono stati
fruitori di quelle iniziative ridotte di formazione, va recuperato in termini di
aggiornamento quello che non è stato possibile dare, perchè cera una particolare
esigenza straordinaria.
- Ma
anche questo cozza con un ulteriore problema, quello della deficienza degli organici
allinterno degli istituti penitenziari.
- Porto
un altro dato: stiamo organizzando un corso di aggiornamento, non più di formazione,
perchè sono passati sette anni dallassunzione delle agenti di Polizia Penitenziaria
provenienti dai vecchi concorsi relativi alle vigilatrici penitenziarie. Ecco, questo
corso di formazione, che è rivolto a donne della Polizia Penitenziaria, che dovrebbero in
qualche modo comunque aggiornarsi, sia pure a molti anni di distanza dallingresso in
carriera, in qualche modo è reso complesso perchè le esigenze dellorganico non
rendono possibile inviare tutte le unità che noi abbiamo richiesto al breve percorso di
aggiornamento comunque essenziale, quanto meno per rendere omogenea quella che è la
professionalità del Corpo di Polizia Penitenziaria.
- Ed
allora limpegno ci vuole. E un impegno in termini di definizione degli
organici. Quando abbiamo definito gli organici in qualche modo si deve evidenziare che
questo è, diciamo, lo strumento necessario per poter dare serenità operativa al
personale del Corpo di Polizia Penitenziaria, ma anche allaltro personale, per poi
riportare i percorsi di formazione allordinarietà.
- Io
dico che bisogna forse fare un altro sforzo ulteriore, che è quello di distribuire
logicamente e razionalmente gli istituti di formazione sul territorio nazionale. Noi
abbiamo oggi otto scuole - sette più una piccola - con una capacità alloggiativa di 270
posti. Abbiamo, però, concentrazione di scuole soltanto in certe regioni, mentre invece,
viceversa, esiste un bisogno forte, affermato anche del contratto, di garantire le sei
giornate di addestramento al tiro e le sei giornate di aggiornamento a tutti i 46.000
uomini e donne della Polizia Penitenziaria. E, quindi, cè bisogno di portare sul
territorio strutture di formazione che siano più vicine al personale, anche per diminuire
i costi dello spostamento, ma ancor di più per diminuire, ovviamente, le penalizzazioni
del personale che spostandosi crea problemi, non soltanto alle strutture, ma, soprattutto,
alle famiglie, quando si allontanano per
lunghi periodi di tempo. In tal senso stiamo immaginando lapertura di un paio di
scuole: una in Calabria, dove dovremo effettuare tra breve un sopralluogo a Catanzaro, ove
ci viene offerta l'occasione di avere quasi a costo zero una struttura di formazione, e
unaltra nel Triveneto.
- Io
dico, però, che bisogna cominciare a pensare a strutture formative, sia pure piccole,
allinterno di ciascuna realtà decentrata.
- E
non basterebbe ancora, a mio giudizio. Bisogna poi immaginare quello che sarà
lintervento formativo oggi per quelli che saranno i futuri ruoli direttivi e
dirigenziali del Corpo. Non possiamo arrivare al momento della legge pensando poi, dopo,
quale potrà essere il piano di formazione necessario per quelle persone. Io immagino una
struttura di formazione di elevato livello, quasi una sorta di università della
formazione per i ruoli direttivi e dirigenziali del Corpo; immagino anche che una simile
competenza possa essere delegata all'ISSPE, con una separazione tra le due componenti,
Polizia Penitenziaria e ovviamente altro personale.
- Certo
è che oggi, non dopo, bisogna definire i programmi per quel personale, perchè andiamo a
immaginare un livello di organizzazione per il Corpo di Polizia Penitenziaria che deve
essere certamente di alta professionalità e di alta competenza, proprio perchè deve
assolvere a un compito che non è paragonabile a quello che oggi assolve - quello che può
avere lispettore comandante di reparto - ma è una dimensione di certo molto più
complessa e densa di responsabilità. Mi è piaciuta molto la definizione che ha dato il
Segretario Generale del SAPPE - maggiore sicurezza e maggiore professionalità,
binomio vincente - per in qualche modo attuare larticolo 27 della
Costituzione. Ecco, mi sembra che sia veramente la logica vincente per poter arrivare al
raggiungimento dellobiettivo. Però, ripeto, bisogna che ci sia una presa di
posizione politica, perchè risorse economiche, strumenti e mezzi vengano dati per
assicurare quello che è lintervento formativo che fino ad oggi - a mio giudizio -
è stato in qualche maniera ritenuto una Cenerentola, lobiettivo Cenerentola
dellAmministrazione Penitenziaria. Per contro, la formazione deve riprendersi la sua
reale importanza allinterno della progettualità complessiva
dellAmministrazione e deve farlo con forza dando tutti questi strumenti e potendo
disporne.
- Concludo,
dicendo che noi abbiamo fatto anche dei tentativi per aumentare gli stanziamenti di
bilancio, andando ad attingere anche dai fondi europei e da
questi progetti europei siano riusciti a recuperare una dimensione economica
di tutto rispetto. Così come é da segnalare un altro progetto che ci è stato adesso
finanziato dal Dipartimento della Funzione Pubblica, che mira a formare i funzionari, gli
operatori anche in termini di conoscenza delle lingue. Ma questa è poca cosa se non
cè, viceversa, una presa di posizione forte che ci consenta comunque di avere la
dimensione necessaria per poter affermare tutto quello che immagino sia lobiettivo
di noi tutti, che è poi quello che la Polizia Penitenziaria deve avere quel ruolo
importante e strategico allinterno delle Forze di Polizia, così come tutte le altre
Forze dell'Ordine.
- Il
mio ufficio si è sempre mosso in questottica. Mi auguro che con la forza politica
si riesca a raggiungere lobiettivo con una maggiore velocità e capacità
progettuale. Grazie.
-
- SPERANDIO
-
- Grazie
alla dottoressa Culla per la sua ampia esposizione. Il personale tutto si augura che la
formazione e l'aggiornamento possano davvero migliorare le condizioni attuali del Corpo di
Polizia Penitenziaria.
- Sentite
le parti sindacale ed amministrativa, sentiamo allora la parte politica che è la prima
responsabile delle scelte dellAmministrazione, qui rappresentata da un Ministro che
da poco più di sei mesi, dall'ottobre 1998, guida il dicastero di Grazia e Giustizia. Ci
sono due Amministrazioni all'interno del Ministero: la giudiziaria e la penitenziaria, e
il Ministro Diliberto fin dal suo arrivo ha assicurato
di voler dare la stessa attenzione ai problemi dell'una - la giustizia nei tribunali -
come a quelli dell'altra - la giustizia dopo i processi, nelle carceri - e in tal senso,
obiettivamente, va detto che ha già dimostrato di aver fatto tanto, dando alle cose
unaccelerata veramente notevole e dimostrando grande interesse soprattutto al
settore penitenziario ed al personale di Polizia Penitenziaria.
- La
parola, sicuramente molto attesa da tutti i presenti, al Ministro di Grazia e Giustizia,
onorevole Oliviero Diliberto.
-
- Oliviero
DILIBERTO - Ministro di Grazia e Giustizia
-
- Io
ringrazio molto, naturalmente - e non è una frase di circostanza - gli amici del SAPPE
che ci hanno offerto questa occasione di confronto e, lasciatemi dire subito che non è
evidentemente un caso che io sia qui oggi, Primo Maggio, giorno della Festa dei
Lavoratori. Non è un caso, anzi è una precisa scelta politica. Stamane sono qui a Cairo
Montenotte insieme a uno dei pezzi più rilevanti dei lavoratori del ministero di Grazia e
Giustizia - il Corpo della Polizia Penitenziaria appunto - così come questo pomeriggio,
sempre nellambito della Festa del Primo Maggio, sarò al museo dedicato a Reggio
Emilia ai fratelli Cervi, ai sette fratelli Cervi trucidati nel 1943 dai nazifascisti.
- Sono
due pezzi dello stesso ragionamento politico, e cioè il fatto che la nostra Costituzione
si fonda su due elementi essenziali: da una parte la democrazia, lantifascismo,
appunto il rifiuto del fascismo e del totalitarismo, e dallaltra il lavoro, e non vi
è democrazia senza il lavoro e la tutela dei diritti del lavoratore. E devo dire che,
ringraziando naturalmente per le cortesissime parole usate nei miei confronti sia da
Martinelli che da Capece, mi sono un po' meravigliato della vostra sorpresa quando
affermate che è la prima volta che un
Ministro della Giustizia viene il Primo Maggio tra i lavoratori del Corpo".
- Io
ritengo sia mio dovere stare tra i lavoratori del Corpo, credo sia mio dovere perchè sono
ministro di Grazia e Giustizia e lAmministrazione Penitenziaria è una delle parti
fondamentali e circa metà del Ministero, e dal punto di vista numerico dei lavoratori è
più della metà del Ministero. Dunque, trovo indispensabile confrontare il mio progetto
per lAmministrazione Penitenziaria - di cui dirò tra breve - con il progetto delle
Organizzazioni Sindacali.
- Le
organizzazioni dei lavoratori, appunto, che come abbiamo visto anche oggi dai discorsi
svolti dai Segretari Regionale e Nazionale del SAPPE, non sono portatrici soltanto di
rivendicazioni sindacali, ma sono, viceversa e giustamente, portatrici di un progetto
sullAmministrazione Penitenziaria che mi offre loccasione di un confronto con
un progetto mio e del Governo del quale mi onoro fare parte.
- Quindi,
io svolgerò stamane qui con voi delle riflessioni squisitamente politiche, perchè questa
è unoccasione politica di confronto, appunto, di linee politiche e credo, penso,
anzi ne sono convinto, possono tra noi essere coincidenti.
- Qualcuno
ricorderà che quando sono diventato Ministro, pochi giorni dopo, si è svolta a Roma la
Festa del Corpo di Polizia Penitenziaria. In quella circostanza presi un impegno con voi,
un impegno che mi sono sforzato di mantenere, e cioè quello di offrire pari attenzione al
tema dellaccertamento delle responsabilità, così come a quello
dellesecuzione della pena.
- Credo
di poter dire che in questi sei mesi abbiamo fatto molti passi avanti in questo campo,
sapendo che è un campo più difficile degli altri, perchè non è semplice coinvolgere su
questi temi la grande opinione pubblica. Perchè la società - lo ricordava ancora Capece
- nel suo complesso è disattenta a questi problemi, quando addirittura non prova fastidio
per questi problemi, quasi disinteresse e vuole la rimozione dei temi del carcere, dei
temi del penitenziario. Tende a rimuoverli, perchè i temi del sistema penitenziario fanno
riflettere su aspetti che la gente comune preferisce non affrontare. Tanto è vero che,
come mi è capitato di dire ufficialmente - lo ha ricordato ancora Capece - al Senato
della Repubblica, venerdi scorso, i temi carcerari sono oggetto di attenzioni da parte dei
giornali, delle televisioni, delle discussioni dellopinione pubblica solo quando
emergono le patologie del sistema: evasioni, aggressioni, eventi tragici, magari suicidi,
oppure quando ci sono ospiti, nei nostri istituti, detenuti eccellenti che fanno notizia
in sé e ci si dimentica dei 50.000 altri detenuti "normali".
- Quando
un pericoloso latitante, un uomo che rappresenta un pericolo per la società, viene
arrestato, questo fa notizia e, giustamente, le Forze dellOrdine che hanno proceduto
allarresto, vengono valorizzate, vengono encomiate e giustamente sono portate agli
onori della cronaca. Noi dobbiamo gratitudine a queste Forze dellOrdine che
contribuiscono alla sicurezza dei cittadini.
- Ma
dopo quellarresto, per gli anni a seguire, in un lavoro prezioso, ma assolutamente
oscuro, siete voi a dover garantire la prosecuzione di quella sicurezza dovuta ai
cittadini, lavoro indispensabile, ma lavoro, appunto, non valorizzato, non tenuto presente
dalla società e, viceversa, il carcere è un pezzo della società come tutti gli altri.
Il carcere é un pezzo della società che richiede, come gli altri pezzi della società,
delle risposte politiche, tanto più perchè nel carcere si vive in maniera esacerbata
lintero disagio sociale, la marginalità sociale. Pensate al fatto che metà della
popolazione carceraria, come voi ben sapete meglio di me, è composta da immigrati e da
tossicodipendenti, cioè dalle forme nuove del disagio.
- Ed
allora io credo che dobbiamo affrontare, nelle forme nuove e inedite che si pongono
davanti a noi, queste contraddizioni, alla luce della guida che ci è data dal dettato
costituzionale, e cioè lo scopo della pena destinata tendenzialmente al recupero del reo,
anche se è vero che esistono alcuni detenuti - pochi, una esigua minoranza - che
rappresentano un pericolo reale per la società, un pericolo attuale per la sicurezza dei
cittadini, detenuti che magari cercano di continuare a dirigere le proprie organizzazioni
criminali anche da dentro il carcere. Bene, questi, però, sono appunto una minoranza.
- Prevale,
viceversa, di gran lunga il disagio sociale, la marginalità, la povertà, la
disoccupazione, l'ignoranza, tutti i grandi mali che affliggono la nostra società, ed è
per questo che io voglio qui ribadire che noi abbiamo imboccato e continueremo a
proseguire una linea coraggiosamente riformatrice nella politica penitenziaria. Indietro
non si può tornare! La Legge Gozzini, che resta il caposaldo degli orientamenti della
politica penitenziaria, ha ben funzionato, così come ha funzionato lidea generale
dellapertura del carcere alla società e dellingresso della società nel
carcere, attraverso forme che vanno valorizzate. Non in modo demagogico, però, come
quello del volontariato, sapendo che esso non può e non deve essere sostitutivo, come un
alibi, per quanto riguarda le strutture dello Stato, ma porta semmai un valore aggiunto
alle strutture dello Stato, ed è in questo senso che ci accingiamo a siglare un
protocollo dintesa importante e impegnativo con la Conferenza Nazionale del
Volontariato Giustizia. Così come proseguiremo sulla strada del lavoro ai detenuti,
lavoro che è propedeutico al reinserimento del reo nella società.
- Pensate
alle convenzioni già siglate con enti locali e con aziende. Ce ne sono tante in Italia:
recentissima, lultima, con la Regione Lombardia e la TIM e l'Istituto di San
Vittore, dove è stata addirittura costituita dentro il carcere una linea di produzione,
una vera e propria catena di montaggio. Così come ritengo importantissimo il fatto - e il
Governo è impegnato per lapprovazione in seconda lettura alla Camera dei Deputati -
che il Senato abbia approvato il provvedimento sul lavoro anche per i carcerati non
ammessi a pene alternative. Il lavoro è il prerequisito per provare il reinserimento, per
il trattamento, e siamo impegnati complessivamente sulle condizioni di vita materiale del
carcere, dei detenuti.
- La
salute. Abbiamo siglato una convenzione importante con il ministro della Sanità per
quanto riguarda i malati HIV e speriamo che la Camera, in terza lettura, possa
definitivamente e il più rapidamente possibile approvare il provvedimento
sull'incompatibilità della situazione dei malati di AIDS con il carcere.
- Abbiamo
anche nelle piccole cose cercato di venire incontro alle esigenze dei detenuti che non
vengono dal nostro Paese. Penso al fatto apparentemente piccolo, ma in realtà molto
rilevante anche sul piano simbolico, dellaver consentito nel dicembre scorso ai
detenuti di religione islamica - e sono tanti tra gli immigrati - di celebrare le
festività del Ramadan e cioè il diritto
allesercizio del culto che vale per tutti i culti, e sappiamo quanto aiuto dà ai
detenuti la propria religione.
- Così
come proseguiremo coraggiosamente nella strada della sperimentazione, già avviata con
successo in altri Paesi dEuropa, compreso la cattolicissima Spagna, relativa
allaffettività in carcere, che non è semplicemente lidea del sesso in
carcere, è laffettività appunto, è la possibilità di avere dei momenti con i
propri figli, con i propri fratelli, con i familiari, dei momenti che diano conforto ed
alimentino la speranza per coloro che stanno nelle carceri.
- Siamo
dunque senza alcun cedimento impegnati in una linea riformatrice. Ma poichè cè
differenza, come voi ben sapete, tra il proclamare queste cose nei convegni e il farle,
per fare queste cose ci sono due condizioni che devono essere assolte, due condizioni
senza le quali nulla di tutto ciò si potrà fare, senza le quali non faremo nessuna
riforma, ma faremo dei bellissimi convegni che non cambieranno le cose.
- Due
condizioni senza le quali cè il rischio, paradossalmente, di un ritorno indietro.
Non potremo andare avanti, anzi cè il rischio appunto, di una regressione sulla
linea riformatrice. Dunque, due condizioni che io giudico politicamente indispensabili e
che io intendo perseguire con la massima determinazione.
- La
prima: lopinione pubblica, la larga opinione pubblica deve essere tranquilla che
questa linea non crea allarme sociale, che questa linea non intacca la sicurezza dei
cittadini italiani e, dunque, che le riforme, quelle che ho prospettato allapertura,
non sono delle fughe in avanti e non sono figli di una cultura illuministica, ma viceversa
sono figli di una cultura riformistica, vera. Nessun allarme sociale, perchè se avremo
lallarme sociale non potremo fare le riforme, perchè non vi sarà il consenso
dellopinione pubblica, vi sarà il consenso di alcune ristrette avanguardie per le
riforme, ma non potremo farle.
- Ecco
allora il senso delle due iniziative che in questi primi mesi ho avviato. La prima è
relativa allesercizio dellarticolo 41 bis per i detenutii di alta
pericolosità sociale, in particolare per gli appartenenti alle associazioni criminali di
stampo mafioso. Articolo 41bis che, come saprete, io non ho delegato ad alcuno, ma
esercito personalmente su ciascuno dei detenuti, firmando i provvedimenti. Ed insieme a
questo, sempre in relazione ai detenuti sottoposti al 41 bis, il provvedimento di proroga
dello stesso che è strumento indispensabile nella battaglia dello Stato della Repubblica
Italiana contro la malavita organizzata. Non possiamo consentire che alla scadenza del
provvedimento, alla fine di questanno, del 1999, esso venga meno.
- Ma
vi è un secondo provvedimento, di cui mi assumo interamente la responsabilità politica,
e cioè la creazione di un nuovo ufficio che è stato oggetto, come saprete, anche di
contestazioni politiche, un ufficio che si occupa della sicurezza.
- Io
ho chiamato - su proposta del Direttore Generale - a reggere lufficio così
costituito, un generale che voi ben conoscete, il Generale Enrico Ragosa, che è tornato
così a lavorare in questa Amministrazione, un uomo che è garanzia di fedeltà
democratica ed è garanzia di efficacia della propria azione. Questo ufficio è alle
dirette dipendenze del Direttore Generale, non ha compiti diretti di gestione ed è
lontano anni luce dallidea, che pure è stata sollevata da qualche giornale, di
restrizione delle condizioni carcerarie, anni luce distante! Serve esattamente al
contrario. LUfficio per la Garanzia Penitenziaria è la precondizione proprio per
poter aprire il carcere senza preoccupazione.
- Ma
vi è una seconda condizione per poter fare le riforme, ed è il pieno coinvolgimento dei
lavoratori del settore sulle riforme medesime, sul progetto, appunto. I lavoratori devono
- non possono, devono - essere partecipi del progetto attraverso le loro organizzazioni
sindacali e il coinvolgimento di esse sta dando positivi risultati, perchè non è
possibile che le Organizzazioni Sindacali sappiano delle decisioni che riguardano i
lavoratori dai giornali; devono poter dire la
loro sulle decisioni che vengono assunte, e credo che da quando sono al Ministero si possa
dire di aver creato un clima nuovo e positivo di rapporto tra il livello politico
decisionale - e cioè il Ministero - lAmministrazione e le Organizzazioni Sindacali
tutte.
- Decideremo
insieme le politiche che di volta in volta porterò in Parlamento, così come abbiamo
fatto fino ad ora. E giusto il ruolo della politica quello di costruire attorno alle
ipotesi il consenso nellopinione pubblica e tra i diretti interessati. Ma il
coinvolgimento nelle decisioni da solo non basta, è indispensabile ma non basta, non è
sufficiente. Vi è un altro punto che spesso é sottovaluto,
ed è il punto che i lavoratori vanno anche motivati, non solo coinvolti, soprattutto
motivati. Non si lavora per qualcosa, ma insieme per qualcosa, e i lavoratori del settore
penitenziario, a iniziare dalla Polizia Penitenziaria - ma ovviamente non solo essi -
credo vadano motivati più che in altri settori, perchè è più delicato, è più
difficile il loro lavoro.
- Bisogna
riscoprire lentusiasmo, la voglia di fare, ma per poter ottenere questo risultato
bisogna cambiare le cose, le condizioni materiali di vita non solo dei detenuti, ma anche
dei lavoratori del carcere, perchè le due cose si tengono, si compenetrano, non vi è
luna senza laltra.
- E
allora sì - come dice lo stemma del vostro Sindacato - voglio parlare di cose e non di
parole.
- In
sei mesi abbiamo ottenuto molto: lemendamento al provvedimento sul riordino delle
carriere prefettizie è stato inserito alla Camera e prevede il riordino complessivo di
tutto il comparto, direttori, educatori, personale amministrativo, assistenti sociali e,
ovviamente, il Corpo di Polizia Penitenziaria al quale viene riconosciuto il ruolo
direttivo e il ruolo di dirigente, che è semplicemente scandaloso che ancora non vi sia.
- Questo
emendamento è stato inserito alla Camera dei Deputati. Per questo provvedimento, che è
stato approvato dalla Camera, cioè dal primo ramo del Parlamento, é iniziata due giorni
fa al Senato, in Commissione Affari Costituzionali, la discussione di merito. Se il
dibattito parlamentare continuerà con questi ritmi, spero che potremo avere la legge
approvata quanto prima.
- Perchè,
vedete, questo provvedimento è per noi indispensabile. E indispensabile, perchè
dà una delega al Governo che consentirà di scrivere ancora una volta, insieme, la nuova
norma per lintera organizzazione del lavoro del vostro settore. E su questo
consentitemi di spendere una parola proprio sulla Polizia Penitenziaria.
- Chi
mi conosce sà che uso difficilmente dei giri di parola, per cui sarò sincero sino alla
brutalità. Credo che sia utile essere sinceri, invece che usare frasi di circostanza.
Quando sono arrivato al Ministero mi sono reso conto di qualcosa che mi è saltata agli occhi in modo macroscopico,
ed è che in Italia esisteva una Forza di Polizia, appunto la Polizia Penitenziaria,
considerata Forza di Polizia di serie B. Questa è una vergogna e io intendo cambiare
questa realtà. Io credo che le donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria
debbono innanzitutto recuperare lorgoglio di appartenere al proprio Corpo, così
come io sono orgoglioso di essere al vertice di una struttura allinterno della quale
si sono appunto le donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria. Ed è in questa
direzione che abbiamo operato, appunto, nel senso delle cose e non delle parole: per il
ruolo direttivo e dirigenziale, di cui ho già detto, e per lapprovazione del nuovo
Regolamento di Servizio. Sapete bene che datava al 1937 il precedente, redatto in ben
altre temperie politico-culturali. Il nuovo Regolamento lo abbiamo approvato al Consiglio
dei Ministri alla vigilia di Natale, il 23 dicembre 1998. Io sono diventato Ministro il 21
di ottobre. In due mesi abbiamo ottenuto il concerto, cioè la firma congiunta, di sei
Ministri, il parere del Consiglio di Stato e lapprovazione del Consiglio dei
Ministri. Adesso il Regolamento è il vostro nuovo Regolamento!
- Abbiamo
lavorato affinchè, sempre sul piano delle parità con le altre Forze dellOrdine, la
Polizia Penitenziaria potesse partecipare alle missioni allestero.
- Ho
scritto una lettera al Presidente del Consiglio, onorevole Massimo DAlema, che mi ha
risposto prontamente e, come sapete, questo provvedimento è stato varato, con grande
disponibilità, dal Presidente del Consiglio, e tra breve potremo mandare in Albania, nel
quadro dei protocolli dintesa della cooperazione, insieme alle altre Forze
dellOrdine, anche un primo contingente di Polizia Penitenziaria.
- Abbiamo
salvato con la finanziaria il taglio degli straordinari, abbiamo creato lUGAP, siamo
avanti nella predisposizione del nuovo stemma della Polizia Penitenziaria, e io spero che
tra breve potremo dare vita alla rivista della Polizia Penitenziaria, un organo di stampa
che hanno già tutte le altre Forze dellOrdine.
- Ma
cè un punto nuovo, che è di ieri, che sono ben lieto di poter annunciare oggi,
Festa del Lavoro, qui nella vostra sede, nel corso di un vostro convegno: il Consiglio dei Ministri di ieri mattina ha
approvato il disegno di legge, da me presentato, per il condono dei provvedimenti
disciplinari relativi al Corpo di Polizia Penitenziaria. Ancora una volta quindi, senso di
sé, senso di appartenenza, dignità, gratificazione nel lavoro. Cose non parole.
- Cercheremo
- certamente cè molto da fare - di migliorare le missioni, le scuole di formazione,
temi quali le ferie, gli orari di servizio, il salario. Abbiamo tantissimo cammino da
percorrere, ma sono convinto che lo percorreremo; possiamo
pensare di avere un progetto ambizioso che è quello di tenere insieme una grande
prospettiva riformatrice per il carcere italiano, insieme a una grande prospettiva
riformatrice per la Polizia Penitenziaria. Le due cose daltro canto si tengono, non
vi sarà luna senza laltra e viceversa. Possiamo infatti pensare di fare il
trattamento con un personale demotivato, stanco, incerto sulle proprie prospettive
lavorative e di carriera? Sarebbe un errore tragico. Tutto questo passa, dunque,
attraverso un proficuo rapporto tra il Ministero, la Direzione dellAmministrazione
Penitenziaria, nei suoi vari uffici, nelle sue varie articolazioni e, credo che si possa
dire che lavoriamo in perfetta sintonia, ed è con questo spirito, con queste prospettive,
sulla base di questo progetto che appunto io sono qui insieme a voi il Primo Maggio, Festa
dei Lavoratori. Ed è con questo spirito che io chiedo a voi, donne e uomini del Corpo di
Polizia Penitenziaria ed a voi, esponenti del Sindacato della Polizia Penitenziaria, di
voler percorrere insieme a noi la strada così ardua, così difficile, ma anche -
lasciatemelo dire - così appassionante che abbiamo dinanzi. Per quanto mi riguarda sento
profondo il senso di un impegno che è soltanto appena incominciato e che proseguirà, ed
è il senso anche di una responsabilità che mi sono assunto, appunto la responsabilità
di dire, non solo a voi che ben lo sapete, ma di dire allintera società che questo
pezzo di società ha pari dignità dellaltra. Il Governo, questo Governo di
centro-sinistra del quale io mi onoro di fare parte, questa responsabilità intende
percorrerla sino in fondo. E un impegno molto serio, e credo che insieme - ne sono
anzi convinto - che insieme ce la faremo a percorrerlo sino in fondo.
- Vi
ringrazio molto e vi auguro un buon Primo Maggio.
-
- SPERANDIO
-
- Grazie
al Ministro Diliberto. Allinizio del convegno cera il velato timore che
l'incontro odierno potesse tramutarsi in uno scontro. Così non è stato, e secondo me
cè stata anche la risposta alla domanda che faceva il Segretario Generale del
Sindacato all'inizio. Vogliamo una risposta, ha detto Capece, e credo che le parole del
Ministro siano state abbastanza esplicative, che siano state abbastanza ottimistiche tali
da far ritenere che qualcosa è cambiato ed altro cambierà ancora.
- E'
la dimostrazione, tra laltro, che lincontro di questi tre comparti
dellAmministrazione Penitenziaria - il personale e il Sindacato, gli amministrativi
e la parte politica (che a mio dire è quella che ha dato la maggiore novità da molti
anni a questa parte) - é un fatto positivo e credo che dovranno incontrarsi ancora più a
lungo negli uffici delegati del Ministero e di largo Daga (sede del Dipartimento
Amministrazione Penitenziaria, n.d.r.).
- Oggi,
in questa festività del Primo Maggio, in questo bellissimo posto che è la Scuola di
Cairo Montenotte, ringraziamo nuovamente gli amministratori locali per il saluto e la loro
presenza in sala. Il SAPPE vuole ringraziare tutti e intende far sapere a tutti - in
maniera particolare - vuole far capire che non è nemico dell'Amministrazione, come é
stato detto altre volte. Anche se nessuno lo vuole dire, provocatoriamente lo devo
rilevare: ogni tanto, anche da parte di qualcuno dell'Amministrazione, si è detto che il
Sindacato è il solito rompiscatole, vuole di tutto, vuole di più. Il Sindacato, io
credo, vuole soltanto quello che è dovuto al lavoratore, lo dice e garantisce la legge.
Il Sindacato, allora, vuole solamente il rispetto di quello che dice la legge per il
personale, per la gente che lavora. Tutto qui.
- Il
convegno di oggi, che nelle intenzioni voleva essere motivo d'incontro per migliorare i
rapporti tra le parti, può senz'altro definirsi un evento propedeutico alla riflessione
su come s'intende strutturare - o ridefinire - l'intero sistema penitenziario e il Corpo
di Polizia Penitenziaria in particolare. Ha raggiunto così due scopi, entrambi rilevanti.
Purché ciò che é stato detto non rimanga soltanto nelle buone intenzioni, parole agli
atti senza un seguito.
- Ringrazio
tutti i partecipanti e le autorità presenti.
- Auguri
a tutti per la Festa dei Lavoratori. Buona giornata.
-
- Termine
lavori: ore 13.15
-
- Alla fine del Convegno sono stati
consegnati, dal Segretario Generale del SAPPE Donato Capece, al Ministro Oliviero
Diliberto ed ai dirigenti dell'Amministrazione alcuni doni, in segno d'amicizia e
ringraziamento per la loro disponibilità e partecipazione.
- Prima di lasciare la Scuola il Ministro
Oliviero Diliberto ha salutato il personale in servizio ed ha ricevuto una delegazione
dell'ANPPE, Associazione Nazionale Polizia Penitenziaria, in rappresentanza degli
appartenenti al Corpo in quiescenza.
-
-