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CONVEGNI

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Dipartimento Amministrazione Penitenziaria
Provveditorato Regionale per la Calabria
Ufficio della Formazione CATANZARO

In occasione della presentazione del libro

"PSICOLOGIA PENITENZIARIA"

di Carlo Serra

INCONTRO DIBATTITO:

"IL CARCERE REALTA' SOCIALE"

COSENZA
Sala Convegni Comune - 05 Febbraio 2000

Sabato 5 febbraio 2000, presso il salone delle rappresentanze del comune di Cosenza, si è tenuto il convegno dibattito " Il carcere realtà sociale".

L’incontro è stato organizzato dall’ufficio della formazione del Provveditorato Regionale Amministrazione Penitenziaria di Catanzaro con la collaborazione del SAPPe.

L’occasione del tema trattato è stata la presentazione del libro "Psicologia penitenziaria". Autore del libro è il prof. Carlo Serra psicologo e criminologo docente presso l’Università " La Sapienza " di Roma. Il prof. Serra è noto agli operatori del mondo carcere per il contributo dato all’Amministrazione Penitenziaria da psicologo e studioso delle problematiche carcerarie.

Notevole e attenta è la partecipazione dei convenuti. Al dibattimento sono intervenuti il dr. Antimo Pacifico Provveditore Regionale Amministrazione Penitenziaria della Calabria, l’On.le Giacomo Mancini Sindaco di Cosenza, l’avv. Salvatore Perugini Presidente consiglio comunale di Cosenza, l’On.le Paolo Palma del P.P.I., l’Isp.re Giovanni Battista Durante Segretario generale aggiunto. del SAPPe, il dottor Filiberto Benevento Direttore della C.C. di Cosenza, l’avv. Antonio Baffa Presidente dell'ordine degli avvocati di Cosenza e il dottor Flaminio Monteleone Magistrato di Sorveglianza.

Ricorrente è stato fra i relatori l’esposizione del principio che il carcere non e un’istituzione estrinseca alla società, ma è parte integrante di essa.

L’avv. Perugini ha puntualizzato che il carcere non è nella realtà sociale, ma è realtà sociale. In quanto tale necessaria è l’attenzione dell’opinione pubblica al carcere. Il dr. Monteleone, giustamente, faceva notare come la società non sa cosa sia il carcere, come si lavora e chi opera in esso.

Più volte è stato citato l’art. 27 della Costituzione che sancisce: "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato".

Il Magistrato di Sorveglianza ha precisato che per discutere di carcere e società è necessario discutere di pena e della sua esecuzione. La pena ha una funzione preventiva, afflittiva, ma anche rieducativa. Quest’ultima per troppo tempo è stata considerata solo sulla carta. Il carcere è composto di mezzi, persone, e strumenti che si propongono come fine la rieducazione del soggetto. Per rieducazione si intende favorire il processo di modificazione degli atteggiamenti che ostacolano il recupero e il reinserimento sociale. Il risultato è raggiungibile distinguendo il criminale dal disadattato. Il criminale gode di un apparato famigliare che lo sostiene e pertanto considera il carcere una parentesi della sua attività delinquenziale. Egli vive dei proventi del reato. Il disadattato è colui invece che ha effettuato scelte errate (alcolisti , tossicodipendenti, prostitute), frutto dell’emarginazione. La società deve essere capace di trovare soluzioni certe alla devianza. Ciò è realizzabile con il dialogo tra società, carcere e detenuto. "Non si possono buttare le chiavi - ha affermato il dr. Monteleone - ma importante è la prevenzione proponendo solidi modelli. Non si rieduca senza prospettive". La violazione penale non deve essere collegata necessariamente al carcere. Non si può etichettare il soggetto, colpevole di un comportamento contrario ai fini che lo Stato persegue, pregiudicato e così scemato di determinati diritti. Un soggetto limitato non può reintegrarsi nella società. La società ha il dovere di debellare l’emarginazione. Un equilibrio e uno sforzo di tutti consiste nel capire che il carcere è realtà sociale.

L’avv. Baffa ha attirato l’attenzione dei presenti sulla duplice interpretazione della pena: repressiva o rieducativa. Riferendosi all’art. 27 della Costituzione ha dichiarato che la legge Gozzini ha individuato in astratto la linea costituzionale, ma nella realtà non sussistono i presupposti organici, strutturali e applicativi. A tal proposito indicava le carenze del sistema fra commissione del fatto e applicazione della sanzione. Fra la commissione dell’azione criminosa e l’applicazione della pena trascorre troppo tempo e ciò non può inserirsi in un discorso di rieducazione. Lo Stato ha fallito. La rieducazione così come intesa nella riforma è inutile. L’avv. Baffa ha concluso l’intervento sostenendo che non può esistere un sistema penitenziario giusto senza una riforma del sistema penale.

Per l’On.le Palma rilevante è la priorità alle iniziative trattamentali nei confronti dei detenuti, senza venir meno alle esigenze sociali. L’umanizzazione della pena è propedeutica alla sicurezza sociale. E’ interesse della società il recupero del ristretto. Il carcere non deve essere luogo di vendetta. La vendetta produce odio e violenza venendo meno le garanzie dell’ordine e della sicurezza pubblica. " Il carcere è la pietra angolare della società". Molteplici sono le carenze che affliggono l’Organizzazione Penitenziaria Italiana: il sovraffollamento delle carceri, l’adeguamento organico del personale, le carriere del personale, la sanità penitenziaria, la riqualificazione delle figure professionali dell’area trattamentale, l’organizzazione dell’area penale esterna, l’adeguamento dell' organico della Magistratura di Sorveglianza.

Queste sono le condizioni per un carcere più umano che mira al trattamento e al recupero.

Con queste carenze non è possibile attuare il principio di individuazione trattamentale sancito nella legge di Riforma. Dopo quindci anni la legge Gozzini non decolla.

Il dr. Benevento e l’Isp.re Durante, nelle rispettive relazioni, hanno rammentato che il carcere è parte essenziale del sistema giustizia finalizzata a tutelare la sicurezza sociale.

Anche per il dr. Benevento di importanza rilevante è l’esecuzione della pena e la diversificazione fra le varie tipologie di detenuti. Ha esposto le iniziative svolte all’interno del penitenziario cosentino e protese a favorire i contatti con il mondo esterno.

I rapporti tra le Autorità Penitenziarie e gli Enti locali favoriscono a rendere il carcere realtà sociale. L’On.le Mancini nel suo intervento ha infatti sostenuto l’impegno assunto dall’Amministrazione Comunale nel quadro trattamentale con l’apertura al pubblico di uno sportello comunale volto alla soluzione dei problemi delle famiglie dei detenuti e la realizzazione di cooperative formate da ex detenuti. Inoltre ha apprezzato i buoni rapporti fra l’Amministrazione Penitenziaria locale e l’Amministrazione Comunale.

Nella società è presente il tentativo di esorcizzare il carcere di allontanarlo . Il carcere è un’istituzione della società. Non è possibile pensare alla sua soppressione. L’Ispettore Durante considera ciò utopistico.

Un ruolo importante occupa la Polizia Penitenziaria in tale contesto. Il progetto di recupero e reinserimento si realizza anche con il lavoro della Polizia Penitenziaria che quotidianamente opera negli istituti di pena. Tangibile, pertanto, deve essere la considerazione del Corpo da parte delle istituzioni e dell’opinione pubblica. La Polizia Penitenziaria riveste una funzione preventiva e repressiva, ma anche un ruolo di partecipazione nell’ambito trattamentale rieducativo.

Il prof. Serra ha detto: "Il carcere è umanità dolente che, ogni tanto, la società fa finta di interessarsi. Il carcere è una violenza alla persona, è rullaggio della personalità, è schiacciamento della personalità. Un carcere violento produce violenti. Il carcere è un pugno nello stomaco della società". Fondamentale è la comunicazione fra carcere e società, prioritaria è la rimozione di pregiudizi che determinano chiusura e violenza. Per il dr. Benevento si devono rimuovere "le incrostazioni culturali". Non è accettabile una società senza carcere o con carceri aperti. La società deve confrontarsi con il carcere. Non si possono ignorare queste scelte forzate. E’ necessario coinvolgere e coinvolgersi.

Il prof. Serra ha concluso il dibattito asserendo: "E’ necessario affiancare la nostra umanità alla umanità di chi ha sbagliato".

RUGGERO PASTORE

Delegato provinciale del Sappe

Appena possibile saranno pubblicati in questo spazio gli atti del convegno