Per capire chi è e cosa ha fatto Enrico RAGOSA per il disciolto Corpo
degli Agenti di Custodia e per il Corpo di Polizia Penitenziaria basta
leggere alcune parti della lettera che l’allora Direttore Generale degli
Istituti di Prevenzione e Pena, Nicolò AMATO, scrisse alla Direzione
Generale per gli Ufficiali dell’Esercito del Ministero della Difesa
proponendo il suo avanzamento al grado superiore (allora era Capitano).
“Il
Capitano A. Enrico RAGOSA … è stato distaccato a prestare servizio presso
il Corpo degli Agenti di Custodia … dal 31 gennaio 1975.
Dalla data di
assegnazione l’Ufficiale ha espletato i seguenti incarichi:
a)
dal 1975 al 1981
quale Comandante Regionale del Corpo degli Agenti di Custodia della
Liguria con sede presso la Casa Circondariale di Genova. Nell'espletamento
di detto incarico il Capitano RAGOSA, all'epoca Tenente, oltre alla
ordinaria attività tipica dei Comandanti Regionali, provvedeva
personalmente, su disposizione, di questa Amministrazione, a coordinare
i piani ed a dirigere le operazioni ‑ delicate e rischiose ‑ relative alle
perquisizioni straordinarie ed agli sfollamenti di detenuti degli istituti
penitenziari di Genova, Imperia, San Remo, Savona, Chiavari, La Spezia e
Massa Carrara.
In tale periodo,
esattamente il 1° febbraio 1981, assunse particolare rilievo un intervento
del Capitano RAGOSA nella Casa Circondariale di Genova ove erano stati
presi in ostaggio da parte di oltre trenta detenuti sette agenti di
custodia: l'Ufficiale, presente un Magistrato della Procura della
Repubblica di Genova, entrava da solo nella sezione in mano ai rivoltosi,
otteneva l'incolumità degli ostaggi, riusciva a disarmare ed a rinchiudere
i rivoltosi nelle celle e quindi a liberare gli ostaggi stessi.
b)
Nel 1982, dal
mese di marzo e per oltre sei mesi, presso la Casa Circondariale di
Milano, in missione, quale supervisore di tutti i servizi di custodia
dell'istituto ma di fatto quale Comandante. L'istituto di Milano nel
periodo considerato era al limite della ingovernabilità: l'Ufficiale con
azione intelligente e coraggiosa, noncurante delle minacce alla sua vita,
alla guida degli agenti di custodia colà in forza, riusciva a ricondurre
l'istituto alla normalità.
c)
Nel 1982, dal
mese di ottobre sino al gennaio 1984, presso la Casa Circondariale di
Napoli, quale supervisore di tutti i servizi di custodia dell’istituto ma
di fatto quale Comandante.
L’istituto di Napoli,
ancor più di quello di Milano summenzionato era, all’epoca, in una
situazione operativa delicatissima: il sovraffollamento per l’eccessivo
numero dei ristretti a fronte delle strutture disponibili, la reclusione
di elementi di spicco dell’eversione e di appartenenti ad opposti gruppi
della camorra, lo sbandamento e l’incertezza degli agenti di custodia il
cui numero era del tutto inadeguato a fronteggiare le esigenze a causa
della notevole carenza degli organici, ponevano il carcere di Napoli in
stato di permanente tensione esplosa anche in aperta rivolta con conflitti
a fuoco tra detenuti e forze dell’ordine.
Il Capitano RAGOSA,
con azione ferma e decisa, con intelligenza e con coraggio, nonostante le
intimidazioni e le aperte minacce alla sua vita, riordinate le fila degli
agenti di custodia, riusciva a ricondurre l’istituto entro i limiti della
legalità, provvedendo anche a bonificarlo da un cospicuo quantitativo di
armi e munizioni introdottevi clandestinamente.
Nel 1983 il Capitano
RAGOSA veniva trasferito presso questa Direzione Generale alle mie dirette
dipendenze, per incarichi di particolare importanza.
d)
Nel 1984, dopo
Napoli, prima presso la Casa Circondariale di Ariano Irpino, per
organizzare i servizi diretti a garantire condizioni di sicurezza per la
detenzione di esponenti della camorra, poi, nell'ottobre, presso la Casa
Circondariale di Catanzaro per organizzare e dirigere i servizi di
custodia in occasione di un processo a carico di appartenenti ad una
organizzazione mafiosa ed, infine, nel novembre, presso la Casa
Circondariale di Carinola, per organizzare e dirigere i servizi di
custodia in occasione di un processo ad elementi della camorra.
e)
Nel 1985, presso
gli istituti di Bergamo, Cuneo e Fossombrone, per bonificarli
dall'esplosivo al plastico introdottovi clandestinamente, che
personalmente rinveniva e trasportava in luoghi di sicurezza: in
particolare, a Cuneo per sventare anche un tentativo di evasione da parte
di brigatisti irriducibili; presso la Casa Circondariale di Venezia e di
Caltanisetta per organizzare e dirigere i servizi di sicurezza in
occasione dei noti processi "Taliercio" e "Chinnici"; dall'agosto a tutt'oggi,
infine, a Palermo, per organizzare e dirigere i servizi di custodia in
occasione del noto processo alla mafia.
Da quanto sinora
esposto, emerge, in tutta chiarezza la figura di un Ufficiale dalle
qualità assolutamente eccezionali di intelligenza, ascendente, spirito di
iniziativa, capacità di organizzazione, attitudine al comando,
disponibilità, coraggio e cosciente sprezzo del pericolo, cortesia, onestà
e correttezza che costituiscono il patrimonio professionale, umano e
tecnico, del Capitano RAGOSA il quale, da oltre un decennio, ha servito e
serve lo Stato, nella Amministrazione penitenziaria, anteponendo, al di là
dell'esigibile, il dovere e- la difesa delle istituzioni agli interessi
familiari e personali e affrontando con fermezza e dignità, per intimo
convincimento, i disagi di una continua mobilità operativa e con lucida
determinazione e serenità il rischio elevatissimo e costante della sua
incolumità.
A quest'ultimo
riguardo va ricordato che l'Ufficiale è stato ed è oggetto di
numerosissime minacce di morte da parte di terroristi, mafiosi, camorristi
e delinquenti comuni.
Egli, inoltre, ha
subito, a Genova, ad opera di brigatisti rossi un tentativo di sequestro
nel 1981 e un tentativo di omicidio nel 1982.
Infine, sono stati
accertati progetti di omicidio ai suoi danni da parte di camorristi, a
Napoli, sia negli anni 1984 e 1985 che nel corrente.
I1 Capitano RAGOSA ha
riportato due encomi, di cui uno solenne, negli anni 1983 e 1985.
Ritengo, pertanto,
doveroso proporre il Capitano RAGOSA per l'avanzamento per meriti
eccezionali ai sensi dell'art.55 della Legge 12 novembre 1955, n.1137”.