da
"La Repubblica"
Ministro della Giustizia
Roberto Castelli

Roberto Castelli, senatore
della Lega, è nato a Lecco il 12 luglio 1946. Sposato, un figlio,
Castelli è laureato in ingegneria meccanica, titolare di una società di
servizi e appassionato di montagna.
Il nome di Castelli come candidato al ministero della Giustizia è emerso
negli ultimi giorni, come possibile alternativa, dopo la forzata rinuncia
del numero due della Lega, Roberto Maroni.
Castelli aderisce alla Lega fina dalla sua nascita e nel 1988 viene eletto
presidente della giunta provinciale di Lecco. Nel 1990 è eletto nel
consiglio provinciale, sempre di Lecco, dove è il capogruppo leghista.

In Parlamento, Castelli entra
nel 1992, eletto alla Camera ed è rieletto poi nel 1994 in un collegio
maggioritario. Nel 1996 passa al Senato, eletto nel collegio Lombardia 35
(Lecco-Brianza orientale).
Nella passata legislatura, il 28 luglio 1998, è stato nominato dal
presidente del Senato Mancino membro della commissione di Vigilanza Rai,
su designazione del suo gruppo parlamentare, la Lega Nord. Il 26 ottobre
1999 l'assemblea dei senatori del Carroccio, quasi all'unanimità (un solo
voto di astensione), lo ha eletto capogruppo, in sostituzione di Luciano
Gasperini. Il nuovo capogruppo, appena eletto, in una conferenza stampa
illustrò i nuovi impegni parlamentari della Lega Nord mettendo primo fra
tutti il rilancio della "questione Padana" e la battaglia per il
riconoscimento del parlamento padano.
Il 13 maggio di quest'anno, Castelli è rieletto al Senato nello stesso
collegio del 1996.
Castelli è ritenuto uno dei
leghisti moderati, anche se ha preso a volte posizioni polemiche come
quando, nel febbraio 1997, ha criticato la chiusura anticipata dei lavori
parlamentari dicendo: "Non vorrei che la presidenza del Senato questa
sera sia così precisa nella chiusura dei lavori perché gioca la vostra
nazionale di calcio..." o quando, nel novembre 1997, in una lettera a
Guido Papalia, procuratore capo di Verona, in cui annunciava che la Lega
avrebbe disertato un convegno contro il razzismo, allegava una mozione
approvata dal consiglio comunale di Lecco nella quale si sosteneva che
"il Codice Penale attualmente in vigore è antilibertario e
antidemocratico e nega in larga parte ai cittadini la facoltà di
esercitare appieno la propria libertà".
Nel febbraio 2000, a proposito dei passaggi di gruppo parlamentare, ha
denunciato la "compravendita dei 'puttani' in Parlamento".
(10 giugno 2001)