Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria - Regione Calabria

Scriveteci

home / info / calabria news / sappe informa / la rivista / bacheca sindacale / anppe / concorsi / leggi / circolari / convegni / speciali / servizi  / links

 

SPECIALI

Speciale Sassari  

 
LA  POLIZIA PENITENZIARIA  PROTESTA
 
         Sassari ha portato alla luce l’emergenza carceri. L’inchiesta “ San Sebastiano “ ha sconvolto il sistema carcerario, travolgendo il Corpo di Polizia Penitenziaria.
         In un solo giorno è stato distrutto il prestigio di un Corpo di Polizia dello Stato che, faticosamente e onorosamente, fra tante difficoltà, ha acquisito  specifica professionalità e competenza che lo distinguono da altre forze dell’ordine.
         La cronaca ha delegittimato il Corpo di Polizia Penitenziaria che quotidianamente garantisce l’ordine, la disciplina e la sicurezza nei penitenziari italiani.
        “ Bisogna avere ”, ha affermato il Ministro Fassino, “ il massimo rispetto e apprezzamento per il lavoro che gli agenti della Polizia Penitenziaria svolgono in condizioni difficili e delicate, un lavoro che molti non farebbero e non farebbero fare ai figli ”. 
         Gli appartenenti al Corpo respingono l’attacco indiscriminato e la strumentalizzazione dei fatti successi.
         Infatti il dott. Caselli ha affermato: “ I fatti di Sassari appartengono ad una lunghezza d’onda del tutto diversa da quella dei problemi di amministrazione del circuito carcerario. Ottantadue arrestati sono un numero imponente che preoccupa, ma guai a derivare un’equazione arbitraria: Polizia Penitenziaria uguale picchiatori ”.
         Il  Corpo di Polizia Penitenziaria è composto di oltre 40.000 uomini, che nel rispetto della legge, svolgono un lavoro poco apprezzato e poco conosciuto, nell’interesse della società.
         Gli avvenimenti di Sassari sono frutto di disinteresse politico e amministrativo.
         Richieste di aumento di organico e di attenzioni alle gravi situazioni di malessere, sono rimaste inascoltate, a dimostrazione di una chiara volontà politica a non voler affrontare le problematiche legate al pianeta carcere.
         In particolare, il S.A.P.Pe ( Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria ) della Calabria, mediante il Segretario Regionale Damiano Bellucci, denuncia le notevoli carenze d’organico che non permettono al personale di fruire dei riposi e dei congedi. Vengono svolti turni massacranti in sezioni sovraffollate con un rapporto, in alcuni casi, di un agente a fronte di oltre 100 detenuti.
         Più volte è stato detto che tale rapporto è di uno a uno. Ciò è falso poiché è da considerare che il Corpo di Polizia Penitenziaria, oltre alle attività extracarcerarie (traduzioni e piantonamenti), svolge un servizio articolato nell’arco delle 24 ore.
         Inoltre il S.A.P.Pe. Calabria denuncia la mancanza di vestiario adeguato e di mezzi. Basti pensare, infatti, che i nuclei traduzioni adempiono al servizio con mezzi prossimi alla rottamazione.
         Fermo restando l’autonomia della Magistratura di individuare le responsabilità e le eventuali violazioni, il S.A.P.Pe calabrese aderisce all’agitazione nazionale esprimendo solidarietà a tutte le colleghe e i colleghi sardi.
         Martedì 9 Maggio, una delegazione del S.A.P.Pe Calabria ha partecipato alla protesta tenutasi dinanzi al carcere di Poggioreale.Il 16 Maggio parteciperà alla manifestazione nazionale organizzata a Roma in Via  Arenula, sede del Ministero della Giustizia.
         In tutti gli istituti della regione sono in atto varie forme di protesta. In particolare, a Vibo Valentia, il segretario
provinciale del S.A.P.Pe  Domenico Albarella, con il personale della Casa Circondariale, ha aderito all’agitazione astenendosi dalla mensa di servizio. Analoga forma di protesta è stata posta in essere dal personale della Casa Circondariale di Paola  al fine di solidarizzare con i colleghi isolani e di rivendicare la credibilità e l’onore del Corpo. Il segretario locale del S.A.P.Pe  Carmine Campisano   ha affermato che il carcere è un problema sociale e, pertanto, la Polizia Penitenziaria non può essere abbandonata a se stessa.   
         Con le proteste in atto si vuole riaffermare la dignità di tutti i poliziotti penitenziari i quali garantiscono la legalità nelle carceri e la sicurezza sociale. Il Corpo di Polizia Penitenziaria è una istituzione dello Stato fondata su principi di giustizia, uguaglianza e legalità. Non è possibile additare la Polizia Penitenziaria come la causa del malessere presente nelle carceri, considerando che molteplici sono le carenze che affliggono l’organizzazione penitenziaria. Il malessere che serpeggia negli istituti di pena è dovuto a decenni di cattiva gestione, di arretratezza  culturale carceraria. Ancora tutt’oggi, alla luce degli avvenimenti di San Sebastiano, si continua a fare politica demagogica focalizzando le problematiche carcerarie sul recupero dei detenuti e il loro reinserimento sociale. Quali sono le prospettive da garantire al detenuto una volta fuori dal carcere?
Quali sono le soluzioni alla devianza? Solo se si sapranno dare risposte certe e chiare  a questi quesiti, colui che ha sbagliato non tornerà in carcere.                                                                                                                                                                                                                                          
Segreteria Regionale S.A.P.Pe

Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria