Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria - Regione Calabria

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SPECIALI

L’Ufficio per la Garanzia Penitenziaria – U.Ga.P.  

di Roberto Martinelli

Le Origini

L'ordine di servizio n. 610 del 6 luglio 1993, a firma del Direttore Generale dell'Amministrazione Penitenziaria Adalberto Capriotti, ha concentrato la propria attenzione sulla ristrutturazione del servizio di Segreteria Generale del Dipartimento, considerando, tra le altre, la necessità di istituire una sezione per il coordinamento delle attività operative di Polizia penitenziaria.

Si è trattato, di fatto, di 'istituzionalizzare' una specificità operativa particolare, la cui peculiarità è stata la gestione detentiva di appartenenti alle organizzazioni criminali di stampo mafioso (Cosa Nostra, Sacra Corona Unita, Camorra, 'Ndrangheta e relativi gruppi contrapposti), quella dei primi collaboratori di giustizia, la collaborazione sinergica con le varie Autorità giudiziarie e Forze di polizia, il monitoraggio delle problematiche attinenti la sicurezza delle sedi penitenziarie sparse nel territorio nazionale.

Funzionario responsabile della istituenda Sezione V^ (Servizio Coordinamento Operativo) venne nominato il Tenente Colonnello Enrico Ragosa, nel passato già impiegato in compiti istituzionali analoghi (quale coordinatore della Sezione Addestramento Judo),  mentre le funzioni di responsabile della Segreteria Generale e della Segreteria di Sicurezza furono assunte dal dottor Francesco Di Maggio, Vice Direttore Generale del D.A.P. .

 

Il Presente

Istituito con  decreto ministeriale 16 febbraio 1999, all’UGAP compete la formulazione di pareri e proposte per il Direttore Generale, alle cui dipendenze direttamente opera, in ordine alle seguenti materie:

·        individuazione delle risorse organizzative dei servizi e delle strutture negli istituti penitenziari anche con riguardo alle disposizioni di cui al decreto legislativo 626/1994;

·        adeguatezza del servizio delle traduzioni e dei piantonamenti specie con impiego del personale con riferimento ai detenuti per fatti di particolare gravità;

·        realizzazione di eventuali specifiche strutture di sicurezza;

·        individuazione, predisposizione e verifica delle esigenze organizzative in occasione della celebrazione dei procedimenti penali di maggiore rilevanza;

·        collaborazione con il Servizio centrale di protezione del Dipartimento della Pubblica Sicurezza per quanto concerne la formulazione e l’applicazione dello speciale programma o delle altre misure di protezione previsti dal DL 8/1991, convertito in L. 82/1991;

·        acquisizione di dati di conoscenza utili per la valutazione di situazioni detentive a rischio e di possibili eventi critici.

All’Ufficio spetta inoltre:

·        la direzione della Segreteria di sicurezza;

·        il coordinamento delle attività istituzionali demandate al GOM e delle funzioni di polizia giudiziaria nelle indagini per reati connessi all’attività di istituto del Corpo di polizia penitenziaria;

·        il controllo della Sezione autoparco e vigilanza della Segreteria Generale.

L’Ufficio è diretto da un funzionario con qualifica di Dirigente generale dell’Amministrazione Penitenziaria o di Ufficiale generale del ruolo ad esaurimento del disciolto Corpo degli agenti di custodia.

Il Decreto Ministeriale 16.02.1999

- Visti gli articoli della legge 15 dicembre 1990, n. 395, concernenti rispettivamente i compiti istituzionali del corpo di Polizia Penitenziaria e l'istituzione del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria;

- Visto il decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 444, concernente le attribuzioni e l'organizzazione degli organi centrali del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria;

- Vista la legge 26 luglio 1975, n. 354, recante "Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà";

- Visto il decreto del Presidente della Repubblica 29 aprile1976, n. 431, recante il Regolamento di esecuzione dell'Ordinamento penitenziario;

- Visto l'articolo 25 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, il quale al comma 6, ha stabilito che gli Ufficiali del ruolo ad esaurimento del disciolto Corpo degli Agenti di Custodia assumono le funzioni e gli obblighi dei funzionari direttivi o dei dirigenti dell'Amministrazione penitenziaria;

- Visto l'articolo 30 della legge 15 dicembre 1990 n. 395, e gli artt. 2 comma 1 e 6 comma 1 e 3 del decreto legislativo 3 febbraio 1993 n. 29,quanto alle modalità d'istituzione di nuovi uffici di dirigenza generale;

- Visti l'articolo 1 del decreto legislativo 30 ottobre 1992 n. 445 e la tabella A) ad esso allegata, e preso atto dell'esistenza di posti non coperti nella dotazione organica del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria;

- Ritenuta la necessità di provvedere alla verifica e alla valutazione delle esigenze organizzative dei reparti e servizi del Corpo di Polizia penitenziaria sia al fine di accrescere la efficacia della azione delle stesso e di razionalizzarne l'impiego, sia al fine di individuare gli interventi opportuni per garantire, ai sensi art. 2 Regolamento di esecuzione dell'Ordinamento penitenziario, la sicurezza, l'ordine e la disciplina negli istituti: sicurezza, ordine e disciplina che realizzino la condizione necessaria per la loro custodia e per la attuazione delle finalità del trattamento dei detenuti e degli internati;

- Considerato che per il perseguimento degli obiettivi di cui sopra è opportuno procedere, nell'ambito del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, alla individuazione di un apposito Ufficio, posto alle dirette dipendenze del Direttore Generale del Dipartimento.

DECRETA

Art. 1

1. E' istituito, presso il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria "l'Ufficio per la garanzia penitenziaria" (U.G.A.P.).

2. All'U.G.A.P. compete in particolare la formulazione di pareri e proposte per il Direttore generale del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria nell'ambito delle seguenti materie e problematiche:

a)      individuazione delle risorse organizzative dei servizi e delle strutture negli Istituti penitenziari anche con riguardo alle disposizioni di cui al decreto legislativo 626/1994;

b)     adeguatezza del servizio delle traduzioni e dei piantonamenti specie con impiego del personale con riferimento ai detenuti per fatti di particolare gravità;

c)      realizzazione di eventuali specifiche strutture di sicurezza;

d)     individuazione, predisposizione e verifica delle esigenze organizzatile in occasione della celebrazione dei procedimenti penali di maggiore rilevanza;

e)      collaborazione con il Servizio centrale di protezione del Dipartimento della Pubblica Sicurezza per quanto concerne la formulazione e l'applicazione dello speciale programma o delle altre misure di protezione previsti dal decreto legge 15 gennaio 1991, n. 8 convertito con modificazioni dalla legge 15 marzo 1991, n. 82;

f)       acquisizione dei dati di conoscenza utili per la valutazione di situazioni detentive a rischio e di possibili eventi critici.

3. All'U.G.A.P. spettano inoltre:

a) la direzione della Segreteria di Sicurezza, alle dirette dipendenze del Capo della medesima (con competenza sui funzionari - COMSEC - sicurezza nelle comunicazioni - ed E.A.D. - Sicurezza nella trattazione informatizzata dei dati);
b) il coordinamento delle attività istituzionali che sono demandate al Gruppo Operativo Mobile e delle funzioni di polizia giudiziaria nelle indagini per reati connessi all'attività di istituto del Corpo di Polizia Penitenziaria;
c) il controllo della Sezione Autoparco e vigilanza.

4. In ordine a quanto disposto dal comma 2, l'U.G.A.P. svolge le proprie funzioni anche in collaborazione con gli altri uffici del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria e riferisce, comunque, al Direttore Generale su tutta l'attività svolta.

Art. 2

1. L'U.G.A.P. opera alle dirette dipendenze del Direttore Generale dell'Amministrazione Penitenziaria ed è diretto da un funzionario avente qualifica di Dirigente Generale dell'Amministrazione penitenziaria ovvero di Ufficiale generale del ruolo ad esaurimento del disciolto Corpo degli agenti di custodia a essa equiparato. Il Direttore dell'U.G.A.P. è nominato dal Ministro di Grazia e Giustizia su proposta del Direttore Generale dell'Amministrazione Penitenziaria.

2. Ai fini dello svolgimento delle sue attività, il Direttore dell'U.G.A.P. si avvale, tra l'altro, della collaborazione di un Vice Direttore con funzioni vicarie nominato dal Direttore Generale dell'Amministrazione Penitenziaria su proposta dello stesso Direttore dell'U.G.A.P. e, avente qualifica non inferiore a quella di Dirigente dell'Amministrazione penitenziaria ovvero di Ufficiale generale del ruolo ad esaurimento del disciolto Corpo degli agenti di custodia a essa equiparato.

Art. 3

1. Con proprio provvedimento, il Direttore Generale stabilisce la dotazione di personale e le strutture necessarie ad assicurare la funzionalità dell'U.G.A.P. oltreché ad assicurare l'incolumità personale di chi è a esso preposto a ciò procedendo anche mediante l'attribuzione di alloggio demaniale di servizio. Nel provvedimento, il Direttore Generale indica le modalità ritenute idonee a consentire che, ai fini dell'espletamento delle proprie attività, l'U.G.A.P. possa avvalersi anche del personale appartenente alle strutture centrali e periferiche del Dipartimento.

Roma, 16 febbraio 1999

IL MINISTRO

 

Interviste rilasciate dal generale Enrico Ragosa, direttore dell’U.Ga.P.

Al settimanale “PANORAMA” n. 13 – 30.03.2000

 

 

ATTUALITÀ

ESCLUSIVO A TU PER TU CON IL COMANDANTE DEGLI 007 DELLE CELLE

 

“Boia? Macché, angeli delle carceri"

 

Li accusano di maltrattare, seviziare o 'convincere' i detenuti a pentirsi. Ma il generale che guida i reparti speciali dei penitenziari respinge le accuse. E contrattacca.

 

 

di Cristina Giudici

 

 

 

 

 

 

 

CHI E'

Genovese, classe '45, il generale Enrico Ragosa è un alto ufficiale del disciolto corpo militare degli agenti di custodia. È sempre stato l'uomo chiave per svolgere missioni delicate e risolvere situazioni di emergenza nelle carceri. Collaboratore di Giovanni Falcone, durante il primo maxiprocesso garantì la sorveglianza dei detenuti. E proprio in quegli anni Ragosa costruì l'impianto delle prime squadre speciali, gli Scop (che oggi si chiamano Gom), sia incaricati della sorveglianza dei condannati per mafia, sia utilizzati per intervenire nei momenti critici: rivolte, sequestri, proteste. Nel '97 Ragosa è stato trasferito al Sisde, nel '99 il ministro della Giustizia lo ha chiamato a dirigere l'Ugap, l'ufficio per la garanzia penitenziaria.

 

 

 

Al terzo piano del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria guidata dall'ex procuratore di Palermo, Gian Carlo Caselli, lo chiamano semplicemente 'il capo'. Ma molti ritengono che sia proprio lui, il pluridecorato generale Enrico Ragosa, a fare il ministro ombra delle carceri italiane.

Da quando, nel febbraio del 1999, il Guardasigilli gli ha affidato la guida dell'Ugap, l'ufficio per la garanzia penitenziaria (vedere il riquadro sotto), è stato investito da furiose interrogazioni parlamentari di tutti gli schieramenti. Lo hanno accusato di gestire una struttura di intelligence per militarizzare le carceri e riportarle all'antico sistema delle veline riservate. Gli ultimi attacchi sono arrivati dai penalisti italiani che hanno chiesto al ministro della Giustizia di sapere quali funzioni hanno i Gom (riquadro sotto) accusati di intercettare illegalmente colloqui fra detenuti e difensori.

"Il generale Ragosa ha una lunga e contestata permanenza nell'amministrazione penitenziaria dovuta ai metodi utilizzati dalle squadre speciali da lui dirette negli anni 80 e 90" protesta da mesi la senatrice diessina Ersilia Salvato. "La sua missione ha un unico scopo: gestire i pentiti, organizzando un tam tam all'interno delle carceri" ha dichiarato a Panorama il deputato forzista Franco Frattini. "Da quando c'è lui si respira un'aria pesante" ha attaccato l'ex radicale Francesca Scopelliti. "È stata adottata una politica di rigore e di pressione nei confronti dei detenuti disposti a collaborare per formulare una "certa" verità".

Ragosa, trent'anni di servizio nella polizia penitenziaria, non rilascia interviste da anni. Ora, in esclusiva con Panorama, risponde a tutte le accuse.

Allora generale Ragosa, che cosa risponde al fronte dei garantisti che la accusa di dirigere un’intelligence?

Lavoriamo alla luce del sole. Il nostro unico compito è quello di fare una radiografia delle carceri, formulando dei pareri da sottoporre al direttore generale Gian Carlo Caselli.

Lei è accusato di aver diretto gli Scop, un gruppo di agenti speciali incriminati per atti di violenza nei confronti dei detenuti reclusi nelle carceri di massima sicurezza a Pianosa e Secondigliano nei primi anni 90.

Sono falsità. Non ho mai ricevuto un avviso di garanzia, nè i miei uomini sono mai stati incriminati per violenze.

Eppure, dal carcere di Secondigliano sono stati trasferiti alcuni agenti, indagati per gli stessi motivi, e ora lavorano nei reparti speciali dei gruppi operativi mobili da lei diretti.

Lo escludo. Gli agenti dei Gom vengono selezionati opportunamente prima di essere scelti. Inoltre io non li dirigo, semmai li indirizzo e controllo che non ci siano irregolarità.
Negli ultimi mesi, da quando il suo ufficio è diventato operativo, sono aumentate le denunce di maltrattamenti all'interno delle carceri. E’ casuale?

Non è vero. Le denunce al vaglio della magistratura riguardano casi isolati e poi non capisco come il mio attuale incarico di dirigente generale possa influire in questa direzione. Inoltre io non metto più piede nelle carceri da anni anche se, confesso, provo molta nostalgia.

E cosa pensa del processo che si sta svolgendo a Reggio Calabria, in cui un direttore del carcere e un gruppo di agenti sono accusati dell'omicidio di un detenuto ucciso nel settembre del 1997?

All'epoca io non c'ero e comunque non credo che fra i nostri ragazzi ci siano degli assassini. Rispetto il lavoro dei magistrati, ma i poliziotti penitenziari, non dimentichiamolo, difendono quotidianamente la società dagli assassini.

C'è ancora in sospeso il caso Fabiani, un detenuto in carrozzella morto suicida a Parma. La moglie afferma che sia stato picchiato più volte.

Non ce li vedo dei padri di famiglia a mettere le mani addosso a un minorato.

Il predecessore di Caselli, Alessandro Margara, prima di andarsene ha detto: “Prevedo tempi foschi dopo di me”. Si riferiva a lei, generale Ragosa?

Strano, fu proprio Margara a indicare il mio nome come direttore dell'Ugap.
E allora perché il ministro Oliviero Diliberto lo ha licenziato?
Non ho titolo per trattare questi argomenti, ma credo che Margara si sia preoccupato solo della sorte di una parte della popolazione detenuta, trascurando i poliziotti.

Caselli come affronta la sua missione?

Credo che voglia mettere mano ai problemi delle carceri e risolverli una volta per sempre. Un uomo che ha combattuto la mafia e le Brigate rosse può vincere anche questa sfida.

Il presidente del comitato per il controllo sugli 007, Frattini, afferma che lei manovra i pentiti. Replica?

Si tratta di un'affermazione inquietante. Non abbiamo niente a che vedere con la gestione dei collaboratori di giustizia. Noi formuliamo pareri e troviamo soluzioni, come ho già detto.

 

 

 

 

A cosa serve l’Ugap?

Ad analizzare i fenomeni e i problemi che minano il carcere.

Per esempio?

Da otto mesi stiamo studiando come impiegare al meglio le forze di polizia penitenziaria. Il lavoro dell'agente è il più ingrato del mondo, perché deve essere allo stesso tempo un educatore, un infermiere e un custode della sicurezza. Passa tutto il tempo rinchiuso in una sezione e ottiene pochi riconoscimenti del proprio sacrificio.

Cos'altro avete scoperto in carcere?

Molti problemi come l'introduzione e il traffico degli stupefacenti. Ci vorrebbero delle unità specializzate e soluzioni tecnologiche più avanzate.

Teme che scoppieranno delle rivolte?

In carcere ci sono 17 mila detenuti extracomunitari. Non sappiamo chi sono e, soprattutto, non sappiamo chi siano i Totò Riina fra i cinesi, gli albanesi o gli slavi. Fra loro ci sono elementi legati alle mafie dell'Est. Dobbiamo individuarli e applicare lo stesso regime riservato ai nostri mafiosi: il 41 bis. Altrimenti la situazione potrebbe scapparci di mano.

Fra i vostri compiti c'è anche quello di prevenire attentati delle Br?
Raccogliamo ogni segnale per l'eventualità di un nuovo fronte delle carceri.

Che cosa intende fare per ridurre il sovraffollamento?

Non abbiamo carceri sovraffollate, ma solo sottostrutturate, infatti la nostra popolazione di detenuti è nella media europea. Faccio un esempio: se ci sono due topi in una gabbia grande, è probabile che non si azzanneranno. Perciò stiamo costruendo nuove carceri.

La delegazione del Consiglio europeo del Comitato di prevenzione della tortura pensa che il regime detentivo del 41 bis sia troppo punitivo. E’ d’accordo?

Rispetto il lavoro di un organo autorevole come il Comitato, ma non possiamo sottovalutare la forza della mafia. La sua capacità genetica di trasformarsi, simile a quella dei topi, fa sì che riemerga sempre. Perciò non possiamo abbassare la guardia. Dobbiamo riuscire a eliminare le norme inutilmente afflittive, ma anche creare un cordone sanitario intorno ai detenuti pericolosi.

In che modo?

Con l'impiego permanente dei Gom, che non sono dei piccoli rambo ma solo operai specializzati nella sorveglianza dei mafiosi e in situazioni di emergenza.

Che però sotto la sua gestione sono passati da 400 a 600 unità.
Perché hanno nuovi compiti, come il piantonamento e la traduzione dei detenuti ad altissima pericolosità.

State studiando la possibilità di adottare il braccialetto elettronico per detenuti semiliberi o agli arresti domiciliari?

 Per ciò che ci riguarda, stiamo conducendo uno studio tecnico per valutare tutte le possibilità. Abbiamo chiesto anche un parere all'Agenzia spaziale italiana, però ho una perplessità.


Quale?
Non so se sia giusto pedinare un detenuto che non ha commesso un nuovo reato.

Generale, qual è il carcere ideale?

Quello che non verrà mai costruito: il carcere non dovrebbe esistere.

 

CHE COSA SONO UGAP E GOM

I compiti dei corpi scelti della Polizia penitenziaria

Istituito il 16 febbraio del 1999, l'Ugap (Ufficio per la garanzia penitenziaria) formula pareri e proposte in ogni campo della politica penitenziaria: risorse, sicurezza dei detenuti e strutture carcerarie. Sorto nel cuore del Dipartimento amministrazione penitenziaria e fortemente voluto dal Guardasigilli, l'Ugap è guidato dal generale Enrico Ragosa che si avvale di una squadra di 24 consulenti, quasi tutti della polizia penitenziaria. Fra i compiti quello di 'acquisire dati di conoscenza utili per la valutazione di situazioni detentive a rischio e di possibili eventi critici' e il coordinamento dei reparti speciali, i Gruppi operativi mobili (Gom). I 600 agenti sono diretti dal generale Alfonso Mattiello e coordinati dal generale Ragosa. Gli agenti seguono corsi per sorvegliare detenuti pericolosi (41bis), collaboratori di giustizia e per interventi in situazioni di emergenza.

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 Al settimanale “FAMIGLIA CRISTIANA” n. 48 – 04.12.1996

Il silenzio dei boss.

Esclusivo - A colloquio con il generale Enrico Ragosa, responsabile del Servizio coordinamento operativo della polizia penitenziaria, che segue i detenuti di mafia.

di Guglielmo Sasinini

I boss sono silenziosi. Nelle carceri di massima sicurezza dove sono rinchiusi capi, gregari, stragisti e killer, tra i quali quelli di Falcone e Borsellino, Dalla Chiesa, ciò che più colpisce dell'ormai famoso regime "41-bis" è proprio l'assoluta mancanza di suoni. Totò Riina, visto attraverso i monitor di controllo che osservano e registrano ogni suo spostamento nella cella dell'Ucciardone, dorme a lungo, poi si cucina da solo i pasti, quindi indugia davanti alla televisione fino alle due-tre di notte. Nitto Santapaola, nel carcere di Pianosa, attende invece con ansia la distribuzione dei quotidiani, in particolare quelli siciliani. Per gli uomini della mafia il distacco col mondo esterno è totale, unica eccezione i colloqui con i familiari e gli avvocati e, fatto non di poco conto, la presenza che tutti richiedono nei vari processi in cui sono imputati.

Il "41-bis" ha spazzato le antiche abitudini dei boss, i colloqui continui con gli appartenenti dello stesso clan, gli ordini di morte che partivano dalle carceri. E questo regime carcerario, che è stato prorogato fino a tutto il 1999, è diventato il peggiore degli incubi per i boss. La seconda spina nel fianco sono quelle isole: Asinara e Pianosa dove sorgono le due carceri che dovrebbero ospitare, processi permettendo, non pochi dei circa 500 detenuti a regime speciale. Una richiesta degli ecologisti potrebbe trasformarsi tra breve sia Asinara che Pianosa in parchi naturali protetti, il che significherebbe l'abbandono delle strutture carcerarie.

La strada imboccata dallo Stato dopo le morti di Falcone e Borsellino non concede lussi ai detenuti per fatti di mafia, ma neanche nessuna angheria. Di certo l'isolamento è un'arma formidabile e insostituibile per evitare che la piovra rigeneri i propri tentacoli anche all'interno delle stesse carceri. Non a caso le bombe di Roma, Firenze, Milano avevano lo scopo di indurre il potere politico a eliminare il regime "41-bis". Invece così non è stato.

Il silenzio è anche la caratteristica che contraddistingue il modo di lavorare degli agenti della polizia penitenziaria che sorvegliano i mafiosi. I "monaci", come li chiamano alcuni, perché ventiquattro ore su ventiquattro, stanno accanto ai vari Riina, Bagarella, Brusca, Santapaola, Calò, Madonia. Le ombre silenziose dei boss sottoposti al regime del "41-bis" fanno parte del Servizio coordinamento operativo della polizia penitenziaria, una struttura coordinata dal generale Enrico Ragosa e della quale ben pochi conoscono l'esistenza.

Per ricordarsi della lunga guerra tra lo Stato e gli "uomini del disonore", alle spalle della sua scivania il generale Ragosa tiene in bella evidenza le fotografie di Carlo Alberto Dalla Chiesa, di Giovanni Falcone, di Francesco Di Maggio che diresse il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, e un'inedita ripresa aerea del carcere palermitano dell'Ucciardone.

<< Sia chiaro>>, esordisce il generale Ragosa, <<che il Servizio coordinamento operativo non è una sorta di reparto speciale. La nostra struttura è il frutto del sacrificio di tutta la polizia penitenziaria, senza il cui aiuto noi non avremmo possibilità di esistere>>.

Quali sono i compiti che vi sono affidati?

Sono mutati nel tempo. Diciamo che siamo nati nel '75, durante gli anni del terrorismo, quando c'erano le rivolte all'interno delle carceri, i sequestri, e particolari detenuti. Allora il nostro era un reparto duro, in grado di contrastare le sommosse, le evasioni, di perquisire e sfollare un carcere in rivolta, erano gli anni delle vendette trasversali e degli omicidi in carcere. Noi dovevamo evitare che le situazioni degenerassero. Per esempio, capitava che ci venissero segnalati all'interno di un carcere due o tre detenuti che cercavano di organizzare un'evasiopne, allora noi ci procuravamo il nullaosta, l'ordine di trasferimento, ci mettevamo d'accordo con i carabinieri, quindi piombavamo nel carcere di notte e alle prime luci del mattino perquisivamo l'istituto, prelevavamo i due-tre sobillatori e li trasportavamo in un altro istituto.

Questo gruppo è stato creato da lei?

Lo ha creato l'emergenza stessa.

Quale è stato il momento più brutto?

A Napoli quando spararono a un collega davanti all'ingresso del carcere. Andai dalla vedova per dirle che le avevano ucciso il marito e la signora mi ricevette con il bambino in braccio, io non sapevo proprio come giustificarmi.

Col tempo avete cambiato compiti?

Le racconterò due episodi. 1982. Milano, carcere di San Vittore, uccidono un agente nel carcere e i colleghi eseguono lo sfollamento, un errore tragico, con botte, violenze gratuite. A quel punto i detenuti si incattiviscono e noi interveniamo per riportare la calma da una parte e dall'altra. Alla fine dell'82 ci fu la rivolta di Poggioreale. Queste due esperienze hanno in effetti cambiato il nostro modo di lavorare, si è capito che il nostro compito era quello di intervenire all'interno delle carceri al minimo avviso di burrasca, mai dopo. iL primo maxiprocesso di Palermo, nell'86, ha poi contribuito ad un nostro ulteriore cambiamento.

Nel senso che vi siete occupati sempre più della criminalità organizzata?

Non solo, in generale dei soggetti di particolare pericolosità sociale.

Che genere di atteggiamento avete nei confronti dei detenuti sottoposti al regime del "41-bis"?

Di distacco totale. Né violenza ne benevolenza, semplicemente non c'è atteggiamento. Ai detenuti bisogna dare tutto ciò che gli spetta, niente di più ma nemmeno niente di meno.

Voi però tenete sotto controllo particolare detenuti come Riina, Brusca, Santapaola ecc…

Non è proprio così. Diciamo che forniamo, ai direttori di quelle carceri dove sono rinchiusi certi detenuti, personale che reputiamo più adatto a quel compito. E' un aiuto che diamo non perché le guardie sul posto non siano in grado di svolgere determinati compiti ma perché questo garantisce un maggior distacco con la realtà locale. Un esempio per intenderci: un agente di Palermo che si trova a contatto con mafiosi siciliani inevitabilmente rischia di più, può essere più esposto al ricatto, mentre uno che magari viene da Bolzano e per un mese è distaccato in Sicilia non ha di questi timori. In vece se devo lavorare a Milano userò gente siciliana. Bisogna sempre cercare di convogliare l'attenzione dei detenuti su gente che non è del posto. Anzi se le guardie del posto ostentano nei nostri confronti un atteggiamento di fastidio è meglio.

Che idea si è fatto dei capimafia?

Di gente la cui forza sta nelle proprie radici. Ma non si può dare un giudizio di persone ora completamente isolate dal loro mondo, che vivono in una cella di quattro metri per quattro sorvegliata ventiquattro ore su ventiquattro.

Questi detenuti accettano il carcere duro?

La vecchia mafia dava per scontato il passaggio in carcere, i nuovi no: stando in carcere perdono tutto, potere, soldi, traffici. Non dimostrano comunque il loro stato d'animo e certamente non lo farebbero con noi.

Ha l'impressione che aspettino qualcosa?

Sì, sperano sicuramente che cambi tutto e che salti il "41-bis", che non vengano più considerati come un problema sociale delle dimensioni attuali.

Riescono a comunicare con l'esterno?

Possono farlo perché ci sono i canali legittimi, non gli si può vietare di parlare con i familiari e gli avvocati. Inoltre tutti chiedono di presenziare nei processi che li vedono imputati e come si fa a sapere se due coimputati nella stessa udienza parlano di fatti attinenti al processo o se invece si mettono d'accordo? Solo per Riina e per pochi altri si riesce a garantire l'isolamento, e comunque anche Riina presenzia a tutti i processi in cui è imputato e quindi si sposta sempre in continuazione.

Quindi, di fatto, molti degli scopi del "41-bis" vengono vanificati?

Il "41-bis" serve soprattutto a far capire a certa gente che cos'è la carcerazione fatta seriamente e le assicuro che non è una passeggiata. Uno dei grossi meriti è stato quello di indicare e di far conoscere in ogni carcere d'Italia quali sono e dove stanno i detenuti realmente pericolosi.

E' favorevole alla chiusura delle carceri dell'Asinara e di Pianosa?

Quando vennero riaperte dopo le morti di Falcone e Borsellino avevano un significato preciso, adesso sono inutilmente afflittive per i familiari e per il personale che vi fa servizio perché la maggior parte dei detenuti che dovrebbero ospitare è in giro per processi undici messi all'anno. Uno Stato efficiente dovrebbe riuscire a ricreare le stesse condizioni di sicurezza, al limite, anche a Palermo. Asinara e Pianosa potrebbero benissimo essere trasformate in parchi naturali affidandone la custodia alla nostra amministrazione. Si creerebbero così posti di lavoro per i detenuti che ne hanno bisogno, in sostanza si ritornerebbe al concetto delle colonie penali.

Voi favorite le dissociazioni, i pentimenti?

Non direttamente, forse indirettamente.

Perché vi chiamano "monaci"?

Un po’ perché siamo silenziosi e un po’ perché nella scelta del personale preferisco persone posate, equilibrate, senza problemi, dalla vita irreprensibile; gente che finito il lavoro se ne torna a casa a guardare la televisione con i figli.

Ho notato un grande silenzio nelle sezioni "41-bis" …

Non è casuale, è una tattica. Io dico sempre ai miei ragazzi: qualsiasi cosa dobbiate fare fatela in silenzio, senza isterismi, da professionisti. Sia chiaro che non consideriamo il detenuto come un nostro nemico perché già dandogli la patente di nemico personalizzeremo il nostro lavoro, sarebbe come se il ciabattino odiasse le scarpe. Il che non significa perdere l'umanità.

Quanti siete?

Effettivi meno di cento ma peschiamo personale da tutta la polizia penitenziaria. E' un gioco di squadra, noi facciamo ruotare in continuazione 500-600 agenti da tutti gli istituti che messi in un determinato contesto possono lavorare in un modo diverso. Gli stessi che oggi sono in servizio, per esempio, a San Vittore, domani potrebbero trovarsi a Palermo a sorvegliare a vista Riina, e viceversa. Cambia il contesto, una guardia in una sezione con duecento detenuti non può lavorare come invece possono fare due guardie che ne sorvegliano soltanto tre o quattro e dove c'è un regolamento ferreo.

Se si fosse applicato prima il "41-bis" si sarebbero evitate le stragi di Capaci e di via D'Amelio?

Se ci fosse stato da tempo un'attenzione maggiore dello Stato verso il problema mafioso sì. Ma non è solamente questione del "41-bis": è tutto il sistema che avrebbe dovuto funzionare in modo diverso.

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Al quotidiano “IL MESSAGGERO” – domenica 29 settembre 1996

“Noi, "monaci" giorno e notte accanto a Brusca”

Viaggio nelle carceri italiane. Parla il generale Enrico Ragosa: è lui a capo dei 500 uomini del corpo speciale di poliziotti che stanno alle costole dei boss mafiosi e dei pentiti eccellenti. Guardie "clandestine", asceti dalla vita pericolosa.

di Antonella Stocco

Roma - Si definiscono "i monaci", dicono che ci vuole un'inclinazione ascetica per trascorrere vite pericolose sempre in giro per le carceri, appiccicati come ombre a Riina e Bagarella, ai Brusca, ai Ganci, con il compito di mantenere vivi e in buona salute mafiosi e pentiti eccellenti.

Dei "monaci" non si è mai saputo nulla, il Servizio coordinamento operativo del dipartimento penitenziario non esiste, almeno sulla carta. Ma 500 uomini di questa sorta di corpo clandestino, sparsi in tutta Italia, sono pronti a rispondere alla chiamata del loro comandante, il generale Enrico Ragosa.

Nemmeno di Ragosa, 51 anni, un omone ricciuto e dal sorriso allegro, si è mai saputo nulla; nei 15 anni al vertice del Servizio è riuscito a passare inosservato; nella sede del coordinamento, tra le foto dei suoi tre gatti e dell'Ucciardone visto dall'alto, per la prima volta parla dei suoi uomini e del loro lavoro.

Generale, lei rifiuta di paragonare il suo Servizio con altri corpi speciali, come i Ros dei carabinieri, i Nocs della polizia e lo scico della finanza. Allora, chi siete?

Un gruppo di poliziotti penitenziari scelti in base a criteri molto particolari. Nel mio servizio non c'è posto per i Rambo con la pistola alla cintura, per i violenti. Per fare questo mestiere servono freddezza, riservatezza, vite private cristallina e la propensione al sacrificio.

Perché la vostra esistenza non è mai stata ratificata?

Non lo so, ma tra poco esisteremo, grazie a un decreto del ministro. Il servizio di fatto c'è e lavora da vent'anni. Il nostro primo "cliente" è stato Totuccio Contorno.

Quali sono i vostri compiti?

Siamo responsabili della vita di alcuni detenuti difficili, come Riina e Bagarella, Giovanni Brusca e Calogero Ganci. Prendiamo in consegna anche tutti i 41 bis da quando lasciano il carcere di assegnazione, per i processi, a quando vi rientrano. Le consegne sono ferree: perfetto isolamento, annullamento dei rischi di evasione e di assassinio. Rispondiamo del nostro lavoro al direttore del dipartimento penitenziario e ai magistrati.

Giovanni Brusca è contemporaneamente un dichiarante e un 41 bis. Quale sorveglianza ha organizzato per lui?

L'ho affidato a 20 uomini, 24 ore su 24. Inoltre c'è una telecamera collegata con la sala regia di Rebibbia. Ogni movimento, anche i nostri, è controllato, dai colleghi del carcere. I film vengono poi sigillati. Rispondo così a chi insinua che "qualcuno" abbia dormito con Brusca. Ci abbiamo dormito solo noi, fuori dalla cella, ovviamente.

Come fate a garantire che non venga avvelenato?

L'acquisto del cibo in negozio sempre diversi è solo una delle cautele. Delle altre non intendo parlare.

Assaggiate i pasti di Brusca e degli altri detenuti che vi sono affidati?

No. Se qualcosa non funziona, se qualcuno impazzisce, non sarà certamente uno dei miei uomini a morire.

Michele Sindona era affidato a voi?

All'inizio sì. Quando è arrivato nel carcere di Voghera abbiamo organizzato il modello di custodia, disposto le precauzioni di rito in questi casi, poi siamo stati chiamati in Sicilia. Da lì abbiamo saputo della sua morte.

La polizia penitenziaria è stata smilitarizzata. Il Servizio operativo no?

Sì, quasi. I militari sono solo cinque: io, tre tenenti e un maggiore. Avevo preso la tessera della Cgil ma ho dovuto restituirla; un militare non può iscriversi a un sindacato.

Ai tempi delle rivolte nelle carceri non c'eravate voi nelle famigerate "squadrette" che pestavano i detenuti?

No. Eravamo una specie di nucleo mobile, ci chiamavano quando la contrapposizione con i detenuti diventava insopportabile. Il nostro compito, nelle rivolte, era quello di impedire i massacri. Allora eravamo così malmessi che andavamo a fare le perquisizioni con l'autostop.

Però tenevate i brigatisti e i killer delle carceri in quelli che si chiamavano i braccetti della morte.

Eseguivamo gli ordini. I killer in quei tempi avevano l'abitudine di tagliare la testa agli altri detenuti. Poi è cambiato il carcere, siamo cambiati un po’ tutti.

E' difficile la custodia di Riina, Bagarella e degli altri padrini?

E' lavoro, spesso noioso. Non è divertente stare dodici ore con lo sguardo incollato su un detenuto, eccellente o no.

Pensa che il 41 bis serva davvero a provocare i pentimenti?

Pentimenti autentici non ce ne sono, ma la questione morale non c'entra. E' importante che questa gente parli; e se non parla che resti in isolamento. Ricordo i tempi in cui i mafiosi in carcere scivolavano lungo i muri come ombre e continuavano i loro traffici. Questo non esisterà più.

Nel '97 chiuderanno le carceri di Pianosa e dell'Asinara, come organizzerete la custodia dei vostri detenuti?

Pianosa possiamo anche ricostruirla a Palermo.

Che genere di rapporti stabilite con i vostri detenuti?

Nessuno. Tra noi e loro c'è assoluto distacco. Non siamo aguzzini, ma facciamo custodia seria. A meno che il detenuto, come diciamo noi, non abbia bisogno di affetto.

Scherza?

No, può accadere che un 41 bis entri in crisi alla prospettiva di una brutta carcerazione. Allora lo lasciamo sfogare, lo ascoltiamo. Al momento giusto gli consegniamo il modello 13, la richiesta di colloquio con il magistrato. Per noi cambia poco, lo stesso detenuto ci viene restituito in veste di pentito.

Dove sono i suoi uomini adesso?

Sparpagliati, più che altro in Sicilia e nel Lazio. Per tutelarli non li faccio mai lavorare in carceri vicino casa, le nostre sezioni operative sono volanti, aprono e chiudono continuamente; andiamo in giro con un telefono, un fax e un computer, nessuno conosce i nostri movimenti.

Quali privilegi hanno i poliziotti del Servizio rispetto ai colleghi?

Nessuno. Né soldi, né facilitazioni di carriera. Passano dieci mesi l'anno lontano dalle famiglie, in situazioni di costante stress. Ogni tanto hanno bisogno di staccare un po’. Li lascio andare, tornano sempre.

Quale è stata la situazione più difficile in cui si è trovato con un detenuto?

Non c'è stata. I problemi non sono mai con i detenuti, semmai con lo Stato. Durante il maxi processo di Palermo ho vissuto per quattro anni in un abbaino dell'Ucciardone, mi ero portato i gatti per consolarmi. Una mattina ho cominciato a perdere i denti. Una piorrea devastante. Ho chiesto di poter usare qualcuno dei 45 turni di riposo accumulati per andare dal dentista a Genova, la mia città. Niente da fare, mi hanno spedito in aereo, per un giorno. La sera ero di nuovo a Palermo, in condizioni pietose. Due anni dopo la Corte dei Conti mi ha contestato il prezzo del volo Palermo - Genova. Che dovevo fare? Ho pagato.

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Il Gruppo Operativo Mobile – G.O.M.

Il 27 maggio 1997, con un provvedimento firmato dal Direttore Generale del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, Michele Coiro, venne costituito il Gruppo Operativo Mobile.

Nelle premesse viene espressamente richiamato il decreto del Ministro dell'Interno 24 novembre 1994, n. 687, con cui è stato emanato, di concerto con il Ministro di Grazia e Giustizia, il "Regolamento recante norme dirette ad individuare i criteri di formulazione del programma di protezione di coloro che collaborano con la giustizia e le relative modalità di attuazione" , e la necessità di adottare nei confronti dei detenuti ed internati appartenenti alla criminalità organizzata misure idonee a prevenire ed impedire fatti o situazioni pregiudiziali all'ordine ed alla disciplina degli Istituti penitenziari nonché alla sicurezza delle traduzioni dei detenuti ad elevato indice di pericolosità.

Il Gruppo Operativo Mobile, a disposizione del Direttore Generale dell'Amministrazione penitenziaria che ne dispone l'impiego, persegue tali finalità, con priorità di intervento in occasione di rivolte o di altre gravi situazioni di turbamento degli istituti di pena, ed ha attualmente, quale responsabile, un Ufficiale del disciolto Corpo degli agenti di custodia (Generale Alfonso Mattiello).

 

Provvedimento D.G. – 27.05.1997

Il Direttore Generale del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria

 Visti gli articoli 5 e 30 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, concernenti rispettivamente i compiti istituzionali del Corpo di polizia penitenziaria e l’istituzione del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria;

Visto il decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 444, concernente le attribuzioni e l’organizzazione degli organi centrali del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria;

Vista la legge 26 luglio 1975, n. 354, recante "Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà";

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 29 aprile 1976, n. 431, recante il Regolamento di esecuzione dell’Ordinamento penitenziario;

Visto il decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82, recante "Nuove misure in materia di sequestri di persona a scopo di estorsione e per la protezione di coloro che collaborano con la giustizia";

Visto il decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, recante "Modifiche urgenti al nuovo codice di procedura penale e provvedimenti di contrasto alla criminalità mafiosa";

Visto il decreto del Ministro dell’Interno 24 novembre 1994, n. 687, con cui è stato emanato, di concerto con il Ministro di Grazia e Giustizia, il "Regolamento recante norme dirette ad individuare i criteri di formulazione del programma di protezione di coloro che collaborano con la giustizia e le relative modalità di attuazione";

Visto l’articolo 25 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, il quale, al comma 6, ha stabilito che gli Ufficiali del ruolo ad esaurimento del disciolto Corpo degli agenti di custodia assumono le funzioni e gli obblighi dei funzionari direttivi o dei dirigenti dell’Amministrazione penitenziaria;

Ritenuta la necessità di adottare nei confronti dei detenuti ed internati appartenenti alla criminalità organizzata misure idonee a prevenire ed impedire fatti o situazioni pregiudiziali all’ordine ed alla disciplina degli Istituti penitenziari, nonchè alla sicurezza delle traduzioni dei detenuti;

Considerato che per il perseguimento degli obbiettivi di cui sopra è opportuno procedere, nell’ambito del Corpo di Polizia penitenziaria, alla individuazione di un apposito contingente di personale da utilizzare a livello centrale e periferico;

dispone:

Art. 1

1. Nell’ambito del Corpo di Polizia penitenziaria è costituito il Gruppo Operativo Mobile a disposizione del Direttore Generale dell’Amministrazione penitenziaria che ne dispone l’impiego.

Art. 2

1. Il Gruppo Operativo Mobile persegue le finalità di cui in premessa con particolare riguardo al mantenimento dell’ordine e della disciplina negli istituti penitenziari, con priorità di intervento in occasione di rivolta o di altre gravi situazioni di turbamento. Assicura la sicurezza delle traduzioni concernenti i detenuti ad elevato indice di pericolosità.

Art. 3

1. Il Gruppo Operativo Mobile è composto da funzionari dirigenti e direttivi dell’Amministrazione penitenziaria, da Ufficiali del ruolo ad esaurimento del disciolto Corpo degli Agenti di Custodia e da personale del Corpo di Polizia penitenziaria.

2. Per le necessità connesse a specifiche esigenze, può essere chiamato a far parte del Gruppo Operativo Mobile personale dell’Amministrazione penitenziaria diverso da quello di cui al comma precedente.

Art. 4

1. Quale responsabile del Gruppo Operativo Mobile è preposto un dirigente dell’Amministrazione penitenziaria o un Ufficiale del disciolto Corpo degli Agenti di Custodia, dotato di capacità ed attitudine organizzative, per esperienze maturate, nello specifico settore.

Art. 5

1. Il Gruppo Operativo Mobile si articola, a livello periferico, in Reparti.

2. I Reparti possono essere istituiti presso gli istituti penitenziari o presso le scuole di formazione e di istruzione del personale dell’Amministrazione Penitenziaria.

3. Ad ogni Reparto viene preposto in qualità di responsabile un Ispettore del Corpo di Polizia penitenziaria.

4. Il responsabile del Reparto coordina le attività periferiche; egli è gerarchicamente e funzionalmente subordinato al responsabile del Gruppo Operativo Mobile.

5. Il personale dei Reparti, ferma la dipendenza amministrativo-contabile dalla direzione presso cui è assegnato, opera alle dipendenze funzionali del responsabile del Gruppo Operativo Mobile che ne dispone l’impiego.

Art. 6

1. Con provvedimento del Direttore Generale dell’Amministrazione penitenziaria, su proposta del dirigente o funzionario responsabile del Gruppo Operativo Mobile, sono determinate le dotazioni organiche del Corpo di Polizia penitenziaria addetto al Gruppo Operativo Mobile.

2. I servizi espletati alle dipendenze del Gruppo Operativo Mobile, sono computati, ai fini della determinazione del punteggio utile al trasferimento a domanda, con le modalità convenute tra l’Amministrazione penitenziaria e le Organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative del personale.

Art. 7

1. Il Direttore Generale dell’Amministrazione penitenziaria, su proposta del dirigente o funzionario responsabile del Gruppo Operativo Mobile, individua i mezzi, le strutture e le risorse per il funzionamento del Gruppo Operativo Mobile.

Art. 8

1. In sede di ripartizione dei fondi assegnati ai capitoli di bilancio dell’Amministrazione penitenziaria, verranno individuate le somme necessarie alla realizzazione del programma presentato dal dirigente o funzionario responsabile del Gruppo Operativo Mobile.

2. Il Direttore Generale dell’Amministrazione penitenziaria, per la realizzazione di immobili, di opere, di infrastrutture, di mezzi tecnici e logistici, ivi compresi l’equipaggiamento e le altre misure ritenute necessarie nel quadro del potenziamento e dell’ammodernamento tecnologico degli apparati strumentali, per l’adeguamento dei servizi e per gli oneri relativi alle trasferte del personale, al lavoro straordinario, alla manutenzione ed acquisto degli automezzi e di apparati per le telecomunicazioni a distanza nonchè per ogni altra necessità tecnico-logistico-operativa del Gruppo Operativo Mobile, adotta, con propri provvedimenti, ogni intervento amministrativo-contabile utile ai fini suindicati.

Art. 9

1. Il dirigente o funzionario responsabile del Gruppo Operativo Mobile presenta annualmente al Direttore Generale dell’Amministrazione penitenziaria una relazione circa l’attività svolta, gli obiettivi perseguiti e i risultati conseguiti.

Art. 10

1. Per ragioni di sicurezza e di tutela dell’incolumità personale, al dirigente o funzionario responsabile del Gruppo Operativo Mobile può essere concesso, a titolo gratuito un alloggio di servizio, nell’aliquota posta a riserva dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria.

 

Roma, 27 maggio 1997

IL DIRETTORE GENERALE

 

Per effetto di una successiva disposizione, il G.O.M. dispone, a Roma, di un proprio Centro Servizi per la manutenzione e il ricovero degli automezzi impiegati nei compiti istituzionali.

Il Direttore Generale dell’Amministrazione Penitenziaria

 Visto la disposizione del 27 maggio 1997 con la quale è stato costituito il Gruppo Operativo Mobile;

Visto la nota n. 584555.2/1.20.R con la quale è stata disposta la cessione dell’officina dalla Casa di Reclusione al Magazziono Centrale Vestiario;

Ritenuta la necessità di provvedere alla manutenzione ed al ricovero degli automezzi del Gruppo Operativo Mobile, nonchè di quelli del Nucleo Traduzioni e Piantonamenti;

Considerata la necessità di reperire all’interno dell’Amministrazione Penitenziaria infrastrutture già preposte al conseguimento dello scopo;

dispone

 

Art. 1

I locali dell’officina meccanica e carrozzeria nonché le attrezzature ed apparecchiature in essa custodite, la cui gestione amministrativa è demandata alla Direzione del Magazzino Centrale Vestiario, vengono destinati, quale Centro Servizi, per la manutenzione e custodia degli automezzi assegnati al Gruppo Operativo Mobile nonché di quelli del Nucleo Traduzioni e Piantonamenti.

Art. 2

Il personale destinato al Centro Servizi sarà reperito esclusivamente tra le unità di Polizia penitenziaria formate dall’Amministrazione nei corsi di Capo Officina Meccanica o comunque tra coloro che dimostrino specifica competenza nel settore meccanico, elettrauto e di carrozzeria.

Art. 3

Un Ispettore del Corpo di Polizia penitenziaria, dotato di capacità nello specifico settore, sarà preposto al Centro Servizi.

Il responsabile del Centro è gerarchicamente e funzionalmente subordinato al responsabile del Gruppo Operativo Mobile.

Art. 4

Per ragioni di sicurezza e riservatezza, salvo specifica autorizzazione, ad eccezione del personale appartenente funzionalmente dal Gruppo Operativo Mobile, è fatto divieto accedere ai locali di cui all’art. 1.

Art. 5

Il Dirigente Responsabile del Gruppo Operativo Mobile è incaricato dell’attuazione della presente disposizione.

 Roma,                                                                                             

IL DIRETTORE GENERALE

 

Decreto Ministeriale 19.02.1999

Ministero di Grazia e Giustizia

Dipartimento Amministrazione Penitenziaria

Visti gli articoli 5 e 30 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, concernenti rispettivamente i compiti istituzionali del Corpo di Polizia Penitenziaria e l’istituzione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria;

Visto il decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 444, concernente le attribuzioni e l’organizzazione degli organi centrali del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria;

Vista la legge 26 luglio 1975, n. 354, recante "Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà";

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 29 aprile 1976, n. 431, recante il Regolamento di esecuzione dell’Ordinamento penitenziario;

Visto il decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82, recante "Nuove misure in materia di sequestri di persona a scopo di estorsione e per la protezione di coloro che collaborano con la giustizia";

Visto il decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, recante "Modifiche urgenti al nuovo codice di procedura penale e provvedimenti di contrasto alla criminalità mafiosa";

Visto il decreto del Ministro dell’Interno 24 novembre 1994, n. 687, con cui è stato emanato, di concerto con il Ministro di Grazia e Giustizia, il "Regolamento recante norme dirette ad individuare i criteri di formulazione del programma di protezione di coloro che collaborano con la giustizia e le relative modalità di attuazione";

Visto l’articolo 25 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, il quale, al comma 6, ha stabilito che gli Ufficiali del ruolo ad esaurimento del disciolto Corpo degli Agenti di Custodia assumono le funzioni e gli obblighi dei funzionari direttivi o dei dirigenti dell’Amministrazione Penitenziaria;

Ritenuta la necessità di adottare nei confronti dei detenuti ed internati appartenenti alla criminalità organizzata misure idonee a prevenire ed impedire fatti o situazioni pregiudiziali all’ordine ed alla disciplina degli Istituti penitenziari, nonché alla sicurezza delle traduzioni dei detenuti;

Considerato che per il perseguimento degli obiettivi di cui sopra è opportuno procedere, nell’ambito del Corpo di Polizia Penitenziaria, alla individuazione di un apposito contingente di personale da utilizzare a livello centrale e periferico;

D E C R E T A

Art. 1

1.      Presso il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria è istituito il Gruppo Operativo Mobile.

2.      Il Gruppo Operativo Mobile è alle dirette dipendenze del Direttore Generale dell’Amministrazione Penitenziaria che ne dispone l’impiego.

Art. 2

 

Il Gruppo Operativo Mobile persegue le seguenti finalità:

- cura, su richiesta del Direttore dell’Ufficio Centrale Detenuti, le traduzioni e i piantonamenti dei detenuti ed internati ad altissimo indice di pericolosità e con particolare posizione processuale che possono essere effettuate, per motivi di sicurezza e riservatezza, con modalità operative anche in deroga alle vigenti disposizioni amministrative in materia;

- provvede o partecipa al servizio di custodia dei detenuti sottoposti al regime di cui all’art. 41bis Ordinamento Penitenziario e dei detenuti "collaboratori di giustizia" ritenuti dall’Ufficio di maggiore esposizione a rischio;

- interviene in gravi situazioni di emergenza e di rivolta all’interno degli istituti penitenziari;

- può essere impiegato in servizi di vigilanza esterna degli istituti penitenziari e in servizi di tutela e scorta.

Art. 3

 

Il personale del Gruppo Operativo Mobile è designato dal Direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria fra gli appartenenti ai ruoli dirigenziali ed alle qualifiche funzionali del personale dell’ Amministrazione Penitenziaria, gli Ufficiali del ruolo ad esaurimento del disciolto Corpo degli Agenti di Custodia ed il personale appartenente ai ruoli del Corpo di Polizia Penitenziaria.

 

Art. 4

 

Alla Direzione del Gruppo Operativo Mobile è preposto, con provvedimento del Direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria adottato tenendo conto del percorso professionale, delle capacità professionali ed organizzative dimostrate, e dei titoli acquisiti, un Dirigente dell’Amministrazione Penitenziaria o un Ufficiale Generale del disciolto Corpo degli Agenti di Custodia, avente la più alta competenza tecnico professionale specifica, che dirige e coordina le attività del personale del Gruppo Operativo Mobile.

Il responsabile ed il vice responsabile del Gruppo Operativo Mobile, designato dal Direttore Generale dell’Amministrazione Penitenziaria, restano in carica per cinque anni ed il loro incarico può essere prorogato per una sola volta.

Il responsabile del Gruppo Operativo Mobile dispone, anche con conseguenti provvedimenti amministrativi, l’impiego del personale alle sue dipendenze secondo la necessità richiesta dai servizi.

 

Art. 5

 

Con Decreto del Direttore Generale del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, su proposta del responsabile del Gruppo Operativo Mobile, acquisito il parere del direttore dell’Ufficio Centrale del Personale e sentite le OO.SS. rappresentative, viene determinato l’organico del Gruppo Operativo Mobile nell’osservanza delle seguenti direttive:

a) il personale di Polizia Penitenziaria può entrare a far parte del Gruppo Operativo Mobile dopo aver superato apposite selezioni attitudinali e corsi di qualificazione organizzati dall’Ufficio della Formazione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

b) Al termine del corso al personale giudicato idoneo, dall’apposita Commissione, verrà rilasciato un attestato nonché il distintivo di riconoscimento da apporre sulle uniformi in dotazione. Le caratteristiche dell’attestato e del distintivo di riconoscimento verranno stabilite con provvedimento del Direttore Generale dell’ Amministrazione Penitenziaria.

c) I periodi di permanenza all’interno del Gruppo Operativo Mobile sono così definiti:

ruolo degli ispettori e dei sovrintendenti 5 anni rinnovabili una sola volta;

ruolo degli assistenti e degli agenti 3 anni rinnovabili una sola volta.

d) Il servizio operativo espletato alle dipendenze del G.O.M. è computato, ai fini della determinazione del punteggio utile al trasferimento a domanda, con le modalità indicate nel decreto sulla mobilità del personale.

e) Al termine del servizio operativo reso ai sensi della lett. c), senza demerito, nel Gruppo Operativo Mobile, l’Amministrazione Penitenziaria ha facoltà di assegnare il personale in una delle sedi prescelte, anche in soprannumero.

f) Il responsabile del Gruppo Operativo Mobile può chiedere all’Ufficio Centrale del Personale del Dipartimento dell’ Amministrazione Penitenziaria il trasferimento anticipato del personale del Gruppo Operativo Mobile anche prima del termine del periodo minimo di servizio qualora si determinano situazioni di motivata ed accertata incompatibilità con la particolare e riservata natura del servizio operativo da prestare nel Gruppo Operativo Mobile.

Art. 6

1.      L’ufficio Centrale del Personale del Dipartimento dell’ Amministrazione Penitenziaria provvede all’inizio di ogni anno, per quello che riguarda il Corpo di Polizia penitenziaria, ad emanare apposito interpello per consentire l’accesso al Gruppo Operativo Mobile del personale in servizio, individuando, sulla base delle determinazioni del Direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria adottate su proposta del responsabile del Gruppo Operativo Mobile e sentite le OO.SS. maggiormente rappresentative, il numero dei posti disponibili prevedendo che il 50% degli stessi sia riservato ai neo-assunti nel rispetto delle graduatorie finali dei corsi di formazione.

2.      I requisiti previsti per il personale di cui sopra, aspirante a far parte del Gruppo Operativo Mobile, fatta eccezione per i neo-assunti per i quali non è applicabile il successivo punto 6, sono i seguenti:

a) età massima non superiore agli anni 30 per il personale appartenente al ruolo degli agenti;

b) età massima non superiore agli anni 35 per il personale appartenente al ruolo dei sovrintendenti;

c) età massima non superiore agli anni 40 per il personale appartenente al ruolo degli ispettori;

d) elevato livello culturale;

e) assenza di patologie dipendenti e non da causa di servizio;

f) giudizio di "ottimo" derivante dai rapporti informativi degli ultimi tre anni;

g) non aver presentato domanda di trasferimento, anche ai sensi della legge 104, nell’anno di presentazione dell’istanza di ingresso al Gruppo Operativo Mobile;

h) completa disponibilità all’impiego nel Gruppo Operativo Mobile in qualsiasi sede ove sia chiamato a operare.

 

 

Art. 7

1.      Il Gruppo Operativo Mobile si articola in una Direzione, con sede in Roma, e in reparti periferici istituiti presso strutture dell’Amministrazione Penitenziaria.

2.      Le responsabilità e il coordinamento di tutte le attività dei reparti periferici possono essere affidate, tenuto conto del livello funzionale, a funzionari o ufficiali dell’Amministrazione Penitenziaria o ad ispettori del Corpo di Polizia Penitenziaria.

3.      Il livello funzionale del responsabile del reparto periferico viene discrezionalmente determinato dal Direttore Generale in relazione all’importanza e delicatezza della situazione che determina l’intervento.

4.      Il responsabile del reparto periferico dipende gerarchicamente ed amministrativamente dalla direzione del Gruppo Operativo Mobile ed è funzionalmente subordinato al direttore dell’istituto e al Provveditore Regionale in cui ha sede il reparto.

5.      In relazione alle funzioni cui è preposto, il responsabile del reparto possiede una autonomia operativa finalizzata all’espletamento dei compiti e delle responsabilità assegnatigli nell’ambito delle proprie competenze.

6.      I reparti periferici vengono istituiti e soppressi con provvedimento del Direttore Generale dell’Amministrazione Penitenziaria.

7.      Il coordinamento fra i reparti periferici e la Direzione centrale verranno regolamentate con Provvedimento del Direttore generale dell’ Amministrazione penitenziaria, sentiti il Capo del personale ed il responsabile del Gruppo, nonchè le OO.SS. rappresentative.

Art. 8

 

Il Gruppo Operativo Mobile dispone altresì di Centri di Servizio ove vengono custoditi e mantenuti in perfetta efficienza gli automezzi in dotazione per i riservati impieghi cui vengono destinati.

 

Art. 9

 

1.      Il Gruppo Operativo Mobile è dotato di autonomia amministrativa, è gestito sul piano amministrativo dal responsabile del Gruppo, sulla base delle indicazioni annualmente formulate dal Direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria e, sul piano contabile dal funzionario delegato della Direzione del Centro Amministrativo Giuseppe Altavista. Si avvale dei capitoli di spesa dell’Aministrazione Penitenziaria, nell’ambito dei quali sono individuate opportune riserve di fondi.

2.      Il Direttore Generale dell’Amministrazione Penitenziaria , per la realizzazione di immobili, di opere, di infrastrutture, di mezzi tecnici e logistici, ivi compresi l’equipaggiamento e le altre misure ritenute necessarie nel quadro del potenziamento e dell’ammodernamento tecnologico degli apparati strumentali, per l’adeguamento dei servizi e per gli oneri relativi alle trasferte del personale, al lavoro straordinario, alla manutenzione ed acquisto degli automezzi e di apparati per le telecomunicazioni a distanza nonché per ogni altra necessità tecnico-logistico-operativa del Gruppo Operativo Mobile, adotta, con propri provvedimenti, ogni intervento amministrativo-contabile utile ai fini suindicati.

 

Art. 10

 

In sede di ripartizione dei fondi assegnati ai capitoli di bilancio dell’Amministrazione Penitenziaria, verranno individuate le somme necessarie alla realizzazione del programma presentato dal responsabile del Gruppo Operativo Mobile.

 

Art.11

 

Il responsabile del Gruppo Operativo Mobile presenta annualmente al Direttore Generale dell’Amministrazione Penitenziaria una relazione circa l’attività svolta, gli obiettivi perseguiti e i risultati conseguiti.

 

Art.12

 

Per ragioni di sicurezza e di tutela dell’incolumità personale, al responsabile ed al Vice Responsabile del Gruppo Operativo Mobile può essere concesso, a titolo gratuito un alloggio di servizio, nell’aliquota posta a riserva dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

 

 

IL MINISTRO DI GRAZIA E GIUSTIZIA